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Regolamento di polizia veterinaria del 8/2/1954

Collettivo Animalista


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Regolamento di polizia veterinaria del 8/2/1954

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Regolamento di polizia veterinaria

Decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320
(Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 24 giugno, n. 142) 

 

TITOLO I

NORME GENERALI DI POLIZIA VETERINARIA

CAPO I

MALATTIE INFETTIVE E DIFFUSIVE DEGLI ANIMALI SOGGETTE A PROVVEDIMENTI

SANITARI

Articolo 1

Le malattie degli animali per le quali si applicano le disposizioni del presente regolamento

sono quelle a carattere infettivo e diffusivo. Si considerano tali le seguenti:

1) afta epizootica;

2) peste bovina;

3) pleuropolmonite essudativa contagiosa dei bovini e dei bufalini (bubalus bubalus) (1);

4) peste suina;

5) rabbia;

6) vaiolo degli ovicaprini (2);

7) agalassia contagiosa degli ovini e dei caprini;

8) affezioni influenzali degli equini;

9) anemia infettiva degli equini;

10) influenza dei bovini;

11) tubercolosi clinicamente manifesta;

12) brucellosi dei bovini, dei bufalini, degli ovini, dei caprini e dei suini;

13) mastite catarrale contagiosa dei bovini;

14) carbonchio ematico;

15) carbonchio sintomatico;

16) gastro-enterotossiemie;

17) salmonellosi delle varie specie animali;

18) pasteurellosi dei bovini, dei bufalini (barbone), dei suini e degli ovini;

19) mal rossino;

20) morva;

21) farcino criptococcico;

22) morbo coitale maligno;

23) tricomoniasi dei bovini;

24) rickettsiosi (febbre Q);

25) distomatosi dei ruminanti;

26) strongilosi polmonare ed intestinale dei ruminanti;

27) rogna degli equini, dei bovini, dei bufalini, degli ovini e dei caprini;

28) malattie del pollame: colera aviare, affezioni pestose, diftero-vaiolo, tifosi aviare,

pullorosi;

29) malattie delle api: peste europea, peste americana, nosemiasi, acariasi;

30) malattie dei pesci: plerocercosi, missoboliasi;

31) mixomatosi dei conigli e delle lepri;

32) ipodermosi bovina;

33) malattia cosiddetta respiratoria cronica;

34) bronchite infettiva;

35) corizza contagiosa;

36) laringo-tracheite infettiva;

37) encefalomielite enzootica dei suini (morbo di Teschen);

38) idatidosi (echinococcosi);

39) leptospirosi animali;

40) febbre catarrale degli ovini;

41) peste equina;

42) peste suina africana;

43) la malattia virale emorragica del coniglio;

44) encefalopatia spongiforme dei bovini;

45) scrapie;

46) setticemia emorragica virale dei pesci;

47) necrosi ematopoietica infettiva dei pesci;

48) viremia primaverile della carpa;

49) stomatite vescicolare;

50) peste dei piccoli ruminanti;

51) febbre della valle del Rift;

52) dermatite nodulare contagiosa;

53) malattia emorragica epizootica dei cervi (3);

54) Encefalopatie spongiformi trasmissibili degli animali diverse dalla BSE e dalla scrapie

(4).

L'Alto Commissario per l'igiene e la sanità pubblica, con speciali ordinanze, può

riconoscere il carattere infettivo e diffusivo anche ad altre malattie.

(1) Numero così sostituito dall'art. 1, comma 1, o.m. 22 febbraio 1993.

(2) Numero così sostituito dall'art. 20, d.p.r. 17 maggio 1996, n. 362.

(3) Numero aggiunto dall'art. 20, d.p.r. 17 maggio 1996, n. 362.

(4) Numero aggiunto dall'art. 23, d.m. 7 gennaio 2000.

CAPO II

DENUNCIA DELLE MALATTIE INFETTIVE E DIFFUSIVE

Articolo 2

Qualunque caso, anche sospetto, di malattia infettiva e diffusiva degli animali di cui

all'articolo 1, ad eccezione di quelle contemplate ai numeri 25 e 26, deve essere

immediatamente denunciata al sindaco che ne dà subito conoscenza al veterinario

comunale.

Sono tenuti alla denuncia:

i veterinari comunali e consorziali che comunque siano venuti a conoscenza di casi di

malattia infettiva e diffusiva;

i veterinari liberi esercenti;

i proprietari e i detentori di animali anche in temporanea consegna ed a qualsiasi titolo;

gli albergatori, i conduttori di stalle di sosta e di pubbliche stazioni di monta e gli esercenti

le mascalcie.

La denuncia è obbligatoria anche per qualunque nuovo caso di malattia o di morte

improvvisa che si verifica entro otto giorni da un caso precedente non riferibile a malattia

comune già accertata.

Sono tenuti altresì alla denuncia:

i presìdi delle Facoltà di medicina veterinaria, i direttori degli Istituti zooprofilattici

sperimentali nonché di ogni altro Istituto sperimentale a carattere veterinario, limitatamente

alle malattie accertate nei rispettivi istituti e laboratori;

i direttori degli Istituti zootecnici, i direttori dei Depositi governativi dei cavalli stalloni (1),

l'autorità militare cui sono affidati animali per i servizi dell'Esercito e le Commissioni di

rimonta e di rivista per la requisizione quadrupedi, per i casi di cui vengono a conoscenza

nell'esercizio del loro ufficio;

le autorità portuali marittime, i direttori degli aeroporti civili, i capi stazione delle ferrovie e

delle tranvie e le imprese esercenti trasporti per via lacuale, fluviale e con autoveicoli per i

casi di malattia, dei quali sono venuti a conoscenza, verificatisi durante il carico e lo

scarico o lungo il viaggio per i casi di morte non conseguenti a cause accidentali;

i funzionari e le guardie di pubblica sicurezza, i carabinieri, le guardie di finanza, le guardie

forestali, gli agenti al servizio delle province e dei comuni e le guardie dell'Ente nazionale

per la protezione degli animali.

(1) Ora Istituti Incremento Ippico.

Articolo 3

La denuncia delle malattie infettive e diffusive può essere fatta per iscritto o verbalmente.

La denuncia per iscritto, quando non è consegnata a mano, deve essere fatta pervenire

all'ufficio comunale in modo da provarne l'avvenuto recapito. Su richiesta del denunciante

l'ufficio è tenuto a rilasciare ricevuta della denuncia.

In tale denuncia devono essere indicati:

a) la natura della malattia accertata o sospetta;

b) il cognome e nome del proprietario degli animali morti, ammalati o sospetti, l'ubicazione

precisa del ricovero o del pascolo in cui questi si trovano, il numero e l'eventuale recente

provenienza, il numero dei rimanenti animali sospetti o sani, il giorno in cui cominciò la

malattia o avvenne la morte;

c) le eventuali osservazioni del veterinario e le precauzioni adottate d'urgenza per

prevenire la diffusione della malattia.

I veterinari devono fare sempre la denuncia per iscritto.

I comuni sono tenuti a fornire gratuitamente ai veterinari esercenti o a chiunque ne faccia

richiesta appositi moduli stampati per la denuncia al sindaco.

Le denunce verbali devono essere trascritte dall'ufficio comunale sui moduli sopra indicati.

Articolo 4

Ai proprietari o detentori di animali è fatto obbligo, a scopo cautelativo e non appena

rilevati i sintomi sospetti di una delle malattie indicate nell'art. 1, di:

a) isolare gli animali ammalati;

b) accantonare, opportunamente custoditi, gli animali morti;

c) non spostare dall'azienda animali in genere, ogni prodotto animale od altro materiale

che può costituire veicolo di contagio, in attesa delle disposizioni del veterinario comunale.

Articolo 5

I casi di carbonchio ematico, di mal rossino, di salmonellosi, di brucellosi, di tubercolosi

clinicamente manifesta negli animali lattiferi e quelli di tubercolosi nei cani, nei gatti, nelle

scimmie e negli psittaci, di morva, di rabbia, di rickettsiosi e di rogna - se trasmissibile

all'uomo - devono essere segnalati dal veterinario comunale all'ufficiale sanitario

unitamente alle misure urgenti adottate per impedire il contagio all'uomo.

Parimenti l'ufficiale sanitario deve segnalare al veterinario comunale i casi delle malattie

sopra elencate accertati nell'uomo. Per la tubercolosi la segnalazione viene limitata ai casi

nei quali non sia possibile escludere la trasmissione della malattia agli animali.

Le disposizioni contenute nei due commi precedenti si applicano anche nei casi di vaiolo

bovino, di trichinosi, di tularemia, di leishmaniosi, di leptospirosi, di psittacosi (ornitosi), per

le quali malattie l'Alto Commissario per l'igiene e la sanità pubblica determina con speciali

ordinanze le misure sanitarie da adottare.

Articolo 6

I direttori degli Istituti universitari, degli Istituti zooprofilattici sperimentali, delle sezioni

medico-micrografiche dei Laboratori provinciali di igiene e di profilassi e i direttori di

qualsiasi laboratorio batteriologico che dagli accertamenti diagnostici di laboratorio

rilevano l'esistenza di malattie infettive e diffusive, di cui all'articolo 1, devono senza ritardo

informare il veterinario provinciale ed il veterinario del comune da cui proviene il materiale

esaminato, rimettendo loro copia del reperto.

Articolo 7

(Omissis) (1).

(1) Articolo abrogato dall'art. 39, l. 15 novembre 1973, n. 734.

Articolo 8

Ogni comune deve tenere uno speciale registro, conforme al mod. n. 1 allegato al

presente regolamento, nel quale il veterinario comunale è tenuto a riportare le malattie

denunciate ed i provvedimenti sanitari adottati.

La sezione A del predetto registro è destinata alla denuncia dell'insorgenza della malattia

e la sezione B a quella dell'estinzione. Ambedue tali sezioni devono essere inviate alla

Prefettura secondo le modalità previste nei successivi articoli 12 e 16.

CAPO III

PROVVEDIMENTI CONSECUTIVI ALLA DENUNCIA

Articolo 9

Il veterinario comunale, appena venuto a conoscenza della manifestazione di casi di

malattie di cui all'art. 1, provvede all'accertamento della diagnosi. Esegue altresì l'inchiesta

epizoologica e propone per iscritto al sindaco le misure atte ad impedire la diffusione della

malattia e ne vigila l'esecuzione. Inoltre, in attesa delle relative disposizioni da adottarsi dal

sindaco ai sensi dell'articolo successivo, comunica per iscritto le istruzioni necessarie al

proprietario o detentore degli animali.

Articolo 10

Il sindaco con apposita ordinanza, da notificarsi per iscritto ai detentori degli animali,

dispone l'applicazione di tutte o di parte delle seguenti misure, secondo la natura della

malattia ed il modo di trasmissione:

a) numerazione, per specie e categoria, degli animali esistenti nei ricoveri e nelle località

infette;

b) isolamento degli animali ammalati e sospetti, dai sani e custodia da parte dei detentori

degli animali morti, in attesa degli ulteriori provvedimenti;

c) sequestro degli animali nei ricoveri o nel luogo infetto con la prescrizione tassativa:

1) di impedire l'accesso a persone estranee e di tenere lontani cani, gatti ed animali da

cortile;

2) di tenere chiusi i ricoveri e di spargere largamente sulla soglia e per un tratto all'esterno

sostanze disinfettanti;

3) di impedire ogni contatto del personale di custodia con animali dei luoghi vicini;

4) di non trasportare fuori del luogo infetto animali da cortile, foraggi, attrezzi, letame ed

altre materie ed oggetti atti alla propagazione della malattia;

5) di non abbeverare gli animali in corsi d'acqua o in vasche con essi comunicanti;

d) disinfezioni accurate dei ricoveri e degli altri luoghi infetti;

e) trattamento idoneo, secondo i mezzi a disposizione, delle spoglie degli animali, del

letame e dei materiali comunque inquinati mediante infossamento, sterilizzazione,

cremazione o denaturazione con sostanze chimiche;

f) precauzioni necessarie per l'incolumità delle persone, nei casi di malattie trasmissibili

all'uomo.

Se gli animali colpiti dalle malattie infettive e diffusive o sospetti di esserlo sono stati

introdotti da altro comune prima che sia trascorso il periodo di incubazione della malattia, il

sindaco ne informa subito il comune di provenienza.

Il sindaco dispone inoltre indagini per accertare se nei giorni precedenti alla comparsa

della malattia furono allontanati animali dal luogo infetto e per quale destinazione. Se gli

animali sono stati trasferiti in altri comuni deve essere data urgente comunicazione alle

Competenti autorità comunali. Analoghe indagini e comunicazioni devono farsi per il

foraggio, il letame, gli attrezzi e gli altri oggetti eventualmente asportati dal luogo infetto.

Articolo 11

Nei casi di afta epizootica, di peste suina, di vaiolo ovino, di agalassia contagiosa degli

ovini e dei caprini, di colera aviare, di affezioni pestose aviarie e di rogna degli ovini il

sindaco, a complemento dei provvedimenti indicati nel precedente articolo, emana

l'ordinanza di zona infetta. Qualora il sindaco non provveda tempestivamente, il prefetto

interviene con propria ordinanza.

Nell'ordinanza di zona infetta devono essere indicati i limiti della zona stessa entro la

quale devono applicarsi, in tutto o in parte, le seguenti misure:

a) numerazione di tutti gli animali esistenti nella zona, appartenenti alle specie recettive

all'infezione;

b) apposizione di tabelle indicanti la malattia ai limiti della zona infetta nonché sulle porte

di ogni ricovero infetto situato entro detta zona;

c) estensione in tutta la zona del divieto di abbeverare gli animali di cui alla lettera a) in

corsi d'acqua o in vasche con essi comunicanti;

d) divieto di trasferire fuori di tale zona gli animali di cui alla lettera a) e qualsiasi materiale

possibile vettore dell'agente patogeno;

e) divieto di introdurre nella zona animali recettivi, ad eccezione di quelli destinati

all'immediata macellazione;

f) sospensione dei mercati e regolamentazione del traffico e del commercio degli animali;

g) disciplina della monta, del pascolo, delle macellazioni e dell'impiego al lavoro degli

animali.

La zona infetta può essere dichiarata anche a seguito di manifestazioni di carbonchio

ematico, di mal rossino, di morva, di affezioni influenzali ed anemia infettiva degli equini e

di morbo coitale maligno, allorché tale provvedimento è ritenuto necessario per impedire il

contagio.

Nei casi di peste bovina e di pleuro-polmonite essudativa contagiosa dei bovini l'ordinanza

di zona infetta è emanata sempre dal prefetto.

Articolo 12

Il sindaco informa subito il prefetto dell'insorgenza della malattia trasmettendo le denunce

a mezzo del mod. n. 1, sez. A, di cui al precedente art. 8. Deve inoltre inviare copia

dell'ordinanza di zona infetta eventualmente emessa.

Il veterinario comunale è tenuto a comunicare immediatamente al veterinario provinciale le

denunce di malattie infettive e diffusive o sospette di esserlo, che presentano grave

pericolo per la sanità pubblica o per lo stato sanitario del bestiame.

Il veterinario provinciale riporta i dati relativi alle denunce trasmesse dai comuni

nell'apposito registro.

Il veterinario provinciale segnala al medico provinciale i casi di zoonosi di cui viene a

conoscenza e riceve dal medico provinciale le segnalazioni dei casi di dette malattie

manifestatesi nell'uomo per predisporre, ciascuno nel campo di sua competenza, le

necessarie misure sanitarie.

Articolo 13

Il prefetto, allo scopo di prevenire o reprimere la diffusione delle malattie indicate nel

precedente art. 11, stabilisce, ove occorra ed a complemento dei provvedimenti adottati

dal sindaco, i limiti di una zona di protezione che può interessare il territorio anche di più

comuni.

L'ordinanza relativa deve contenere le misure ritenute idonee ad arginare la diffusione

della malattia e, se necessario, anche l'obbligo della visita periodica e delle disinfezioni dei

ricoveri animali situati nell'ambito della zona di protezione, da parte del veterinario

comunale.

L'ordinanza anzidetta viene comunicata al sindaco o ai sindaci dei comuni interessati

perché provvedano alla sua esecuzione e, per conoscenza, ai prefetti delle province

limitrofe.

Articolo 14

A scopo di macellazione o per urgenti esigenze di alimentazione o di lavori agricoli, il

prefetto può consentire - salvo per i casi di peste bovina e di pleuro-polmonite essudativa

contagiosa dei bovini - lo spostamento degli animali fuori delle zone infette e di quelle di

protezione, purché si compia con tutte le precauzioni da prescriversi di volta in volta dal

veterinario provinciale.

I proprietari o i detentori degli animali stessi devono fare regolare domanda al prefetto, il

quale autorizza lo spostamento degli animali quando, in seguito agli accertamenti del

veterinario provinciale, risulta che il provvedimento è assolutamente indispensabile.

Di regola l'autorizzazione (all. mod. n. 2) non è concessa per gli animali ammalati o

sospetti, a meno che non sussistano insormontabili difficoltà di alimentazione o non sia

dimostrata l'impossibilità della macellazione sul posto, salvo le eccezioni previste per

determinate malattie nel Titolo II del presente regolamento.

Lo spostamento può essere consentito anche in altre province previo nulla osta dei prefetti

competenti. In caso di necessità il prefetto, nell'autorizzazione di spostamento, può

disporre che gli animali vengano scortati da agenti durante il viaggio.

Nei casi di malattie per le quali non è stata emanata l'ordinanza di zona infetta il permesso

di spostamento degli animali è accordato dal sindaco.

Articolo 15

L'autorizzazione del prefetto per lo spostamento degli animali fuoffi della zona infetta o di

quella di protezione è inviata al sindaco del comune in cui trovansi gli animali da spostare

ed è da questi consegnata al proprietario o conduttore interessato che deve esibirla ad

ogni richiesta delle autorità sanitarie e degli agenti della forza pubblica.

Del consentito spostamento la Prefettura informa il sindaco del comune di destinazione, il

quale dispone per il ritiro dell'autorizzazione al momento dell'arrivo degli animali per

inviarla, entro cinque giorni, al prefetto della provincia di origine unitamente al certificato di

avvenuta macellazione o all'attestazione che gli animali si trovano nel luogo di

destinazione, sotto la vigilanza del veterinario comunale. La durata di questa vigilanza

viene fissata di volta in volta.

Nel caso di spostamento di animali con malattia in atto o allorché questa si manifesta

durante il periodo di osservazione, il sindaco del comune di destinazione applica, in tutto o

in parte, le disposizioni di cui agli articoli 10 e 11 del presente regolamento.

Articolo 16

Quando il focolaio infettivo risulta estinto, cessate le cause che hanno determinato i

provvedimenti di cui ai precedenti articoli 10 e 11 ed eseguite le prescritte disinfezioni, il

sindaco, su rapporto del veterinario comunale, procede alla revoca dei provvedimenti

stessi, secondo le prescrizioni stabilite per le singole malattie nel Titolo II del presente

regolamento.

Nel caso di malattie infettive nei pubblici macelli, nei mercati, nelle fiere ed esposizioni di

animali, nelle scuderie e colombaie dello Stato, negli stabulari degli Istituti universitari,

zooprofilattici e zootecnici, i provvedimenti vengono revocati dopo constatata l'estinzione

del focolaio.

Dell'estinzione del focolaio infettivo il sindaco informa subito il prefetto a mezzo del mod. n.

1, sez. B, di cui al precedente art. 8.

La dichiarazione di zona di protezione viene revocata con ordinanza del prefetto quando

dagli accertamenti del veterinario provinciale risulta che non sussistono più i motivi che

hanno determinato il provvedimento.

CAPO IV

VIGILANZA SULLE STALLE DI SOSTA, SUI MERCATI, SULLE FIERE ED ESPOSIZIONI

DI ANIMALI E SUI PUBBLICI ABBEVERATOI

Articolo 17

L'esercizio delle stalle di sosta ed in genere dei locali da adibirsi al temporaneo ricovero di

equini, bovini, ovini, caprini, suini e di animali da cortile da parte dei negozianti, dei gestori

di alberghi, mascalcie, mulini e pubblici esercizi è subordinato ad autorizzazione del

sindaco, al quale gli interessati devono rivolgere domanda.

Il sindaco, in base al risultato del sopraluogo del veterinario comunale, rilascia

l'autorizzazione quando risulta che i locali sono situati in idonea località e che sono

provvisti dei necessari requisiti igienici anche per quanto si riferisce allo smaltimento delle

deiezioni degli animali.

Qualora i locali non rispondano alle esigenze dell'igiene il sindaco ordina i lavori necessari

ed assegna il termine entro il quale devono essere eseguiti.

Le stalle di sosta e gli altri locali anzidetti sottostanno alla vigilanza del veterinario

comunale. Se tra gli animali ricoverati si manifestano malattie infettive non comprese tra

quelle indicate all'art. 1, l'autorità comunale adotta le misure atte ad impedirne la

propagazione.

Ai negozianti di animali è fatto obbligo di tenere costantemente aggiornato un registro di

carico e scarico conforme al mod. n. 3 allegato al presente regolamento.

Per la mancata esecuzione dei lavori ordinati o per altre infrazioni alle precedenti norme il

sindaco dispone la chiusura temporanea dei locali indicati nei precedenti commi o, nei casi

più gravi, la revoca dell'autorizzazione all'esercizio.

Articolo 18

I mercati, le fiere e le esposizioni di animali sono soggetti a vigilanza veterinaria allo scopo

di prevenire la propagazione di malattie infettive e diffusive.

Il prefetto, prima della istituzione dei mercati, delle fiere e delle esposizioni di animali, fa

accertare dal veterinario provinciale se l'autorità comunale ha provveduto ai locali per

l'isolamento degli animali eventualmente affetti o sospetti di malattie infettive e diffusive, ai

mezzi per la pulizia e la disinfezione dei piazzali, dei viali, delle piattaforme delle pese

pubbliche, delle stalle di sosta e di ogni altro luogo di sosta o di passaggio degli animali e

ad assicurare la vigilanza veterinaria.

Detta vigilanza è esercitata dal veterinario comunale coadiuvato, se necessario, da altri

veterinari incaricati dal sindaco.

Al veterinario incaricato della vigilanza è fatto obbligo di compilare un rapporto

sull'andamento del servizio nei mercati, nelle fiere e nelle esposizioni cui ha presenziato.

Copia di questo rapporto viene dal sindaco trasmessa al prefetto nel termine più breve.

Il funzionamento dei grandi mercati di bestiame di importanza regionale, provvisti di

idonee installazioni occorrenti ai vari servizi, è disciplinato da uno speciale regolamento

deliberato dall'amministrazione comunale ed approvato secondo le norme di legge. La

direzione di detti mercati deve essere affidata ai veterinari comunali.

Il prefetto può disporre che i mercati di notevole importanza siano dotati di impianto per il

lavaggio e la disinfezione dei mezzi adibiti al trasporto degli animali. Le spese inerenti alle

operazioni di lavaggio e di disinfezione sono a carico dei gestori dei mezzi di trasporto; le

relative tariffe sono fissate dalle autorità comunali interessate.

Il prefetto può altresì ordinare l'esecuzione di quelle opere igieniche che ritiene necessarie

per il regolare funzionamento dei mercati e delle fiere e nel caso di mancata esecuzione

dei lavori dispone la sospensione dei detti mercati e fiere.

Articolo 19

Gli animali condotti da altri comuni ai mercati, alle fiere ed alle esposizioni devono essere

scortati dalla dichiarazione di provenienza prevista dall'art. 31 del presente regolamento,

eventualmente integrata dall'attestazione sanitaria di cui al successivo art. 32.

Articolo 20

Dopo ogni mercato fiera o esposizione di animali, i piazzali, i viali, le piattaforme delle

pese pubbliche ed ogni altro luogo in cui si sono soffermati gli animali, nonché i mezzi di

attacco di questi devono essere a cura del comune convenientemente puliti e disinfettati.

In caso di constatazione di malattia infettiva e diffusiva nei mercati, nelle fiere ed

esposizioni di animali, il veterinario incaricato della vigilanza ne fa denuncia al sindaco e

provvede intanto all'isolamento degli animali ammalati e di quelli sospetti ed alla

disinfezione dei posti da essi occupati. Esegue un'accurata inchiesta epizoologica circa

l'origine della malattia e la provenienza degli animali e ne informa il sindaco che provvede

a darne segnalazione ai comuni interessati.

Il sindaco adotta immediatamente le misure necessarie ad impedire la propagazione della

malattia e ne informa il prefetto.

Articolo 21

Quando sussiste il pericolo dell'insorgenza o della propagazione di malattie infettive a

carattere particolarmente diffusivo, il prefetto può disporre la sospensione, per il tempo

ritenuto necessario, di uno o più mercati della provincia e può anche limitare l'introduzione

nei mercati a determinate specie animali.

Allo stesso fine può ordinare che gli animali da introdurre nei mercati siano sottoposti,

preventivamente ed in tempo utile, a determinati trattamenti profilattici.

Articolo 22

In ogni Prefettura devono essere tenuti aggiornati il registro ed il calendario dei mercati e

delle fiere che hanno luogo nella provincia.

A tale scopo i sindaci, entro il mese di dicembre di ogni anno, trasmettono al prefetto un

elenco completo dei mercati e delle fiere di animali, ricorrenti nell'annata successiva.

Il veterinario provinciale esegue visite di controllo sui mercati, sulle fiere ed esposizioni di

animali per accertare il funzionamento dei servizi di vigilanza zooiatrica e, se risultano

deficienze, propone al prefetto i provvedimenti atti ad eliminarle.

Articolo 23

I pubblici abbeveratoi sono soggetti a vigilanza veterinaria.

In caso di epizoozie l'autorità sanitaria, tenuto conto delle condizioni locali, può disciplinare

o interdire il loro uso.

CAPO V

VIGILANZA SUI CONCENTRAMENTI DI ANIMALI E SULLA RACCOLTA E

LAVORAZIONE DEGLI AVANZI ANIMALI

Articolo 24

Sono sottoposti a vigilanza veterinaria i seguenti impianti speciali adibiti al concentramento

di animali e che possono costituire pericolo per la diffusione di malattie infettive e diffusive:

a) ricoveri animali degli istituti per la preparazione di prodotti biologici;

b) scuderie e annesse dipendenze degli ippodromi;

c) canili e annesse dipendenze dei cinodromi;

d) serragli e circhi equestri;

e) allevamenti di suini annessi a caseifici o ad altri stabilimenti per la lavorazione di

prodotti alimentari ed allevamenti a carattere industriale o commerciale che utilizzano rifiuti

alimentari di qualsiasi provenienza;

f) canili gestiti da privati o da enti a scopo di ricovero, di commercio o di addestramento;

g) allevamenti industriali di animali da pelliccia e di animali destinati al ripopolamento di

riserve di caccia;

h) giardini zoologici.

L'attivazione degli impianti di cui alle lettere e), f), g), h), è subordinata a preventivo nulla

osta del prefetto, al quale gli interessati devono rivolgere domanda.

Le installazioni suindicate devono soddisfare alle esigenze igieniche ed essere facilmente

disinfettabili e dotate di apposito locale o reparto di isolamento, fatta eccezione degli

impianti di cui alla lettera d).

L'attivazione dei parchi quarantenari e di acclimatazione per animali esotici è subordinata

a nulla osta dell'Alto Commissario per l'igiene e la sanità pubblica.

Articolo 25

Ai fini della profilassi delle epizoozie sono sottoposti a vigilanza veterinaria gli stabilimenti

che comunque utilizzano le spoglie di animali, nonché le concerie, i depositi di pelli, le

colerie di sego e le industrie che lavorano, allo stato grezzo, sangue, budella, ossa,

unghie, corna, lane, crini, setole e peli.

La raccolta e la lavorazione dei suindicati avanzi animali, se non effettuate nei pubblici

macelli, sono soggette a nulla osta del prefetto, che lo rilascia, su domanda degli

interessati, ogni qualvolta il veterinario provinciale accerta che gli impianti dispongono di

attrezzatura atta ad impedire la diffusione delle malattie infettive degli animali,

direttamente o mediante le acque di rifiuto.

Negli impianti di cui sopra è fatto divieto di allevare animali.

È fatta salva ogni altra norma regolamentare riguardante la vigilanza sanitaria sugli

stabilimenti e sulle industrie sopra elencate.

CAPO VI

VIGILANZA SULLE STAZIONI DI MONTA, SUGLI IMPIANTI PER LA FECONDAZIONE

ARTIFICIALE E SUGLI AMBULATORI PER LA CURA DELLA STERILITÀ DEGLI

ANIMALI

Articolo 26

Le stazioni di monta pubblica devono possedere i requisiti igienici ed i presidi necessari a

conseguire una efficace difesa contro le malattie infettive e diffusive.

Esse sono soggette alla vigilanza del veterinario comunale il quale deve annotare su

apposito registro le proprie osservazioni e le disposizioni impartite per eliminare gli

eventuali inconvenienti.

Articolo 27

I conduttori delle stazioni di monta hanno l'obbligo di denunciare qualunque

manifestazione sospetta presentata dai riproduttori a carico dell'apparato genitale e di

sospenderne l'attività in attesa dell'accertamento del veterinario comunale.

È fatto divieto di ammettere al salto le femmine che vi siano state condotte

infruttuosamente per tre volte consecutive. I conduttori delle stazioni di monta sono tenuti

a denunciare tali casi all'autorità comunale per i necessari accertamenti da parte del

veterinario comunale.

Articolo 28

Quando nell'ambito di funzionamento di una stazione di monta, nonostante l'applicazione

delle norme dell'articolo precedente, viene rilevata una percentuale di casi di infecondità

superiore alla normale, il veterinario comunale procede ad accurate indagini per

accertarne le cause. Dei risultati delle medesime devono essere informati il sindaco ed il

veterinario provinciale. Questi procede ad ulteriori accertamenti e propone al prefetto, ove

nel caso, l'adozione di provvedimenti integrativi avvalendosi di istituti e di veterinari

specializzati nella cura della sterilità nonché degli impianti autorizzati ad eseguire la

fecondazione artificiale. Gli interventi profilattici e curativi ordinati nei casi di malattie a

carattere diffusivo della sfera genitale devono essere praticati dal veterinario comunale o

da altro veterinario autorizzato dal veterinario provinciale.

Il prefetto può disporre la chiusura temporanea o definitiva delle stazioni di monta pubblica

qualora, per inosservanza delle norme contenute nel presente Capo, abbiano causato la

diffusione di malattie.

Articolo 29

La fecondazione artificiale degli animali è praticata dai veterinari negli appositi impianti e,

su autorizzazione del prefetto, anche nelle stalle se ricorrono motivi profilattici o particolari

condizioni di allevamento.

La vigilanza sullo stato sanitario dei riproduttori funzionanti negli impianti di fecondazione

artificiale è affidata ai veterinari comunali.

Detti riproduttori devono essere indenni da malattie trasmissibili col salto e subire, con

esito favorevole, gli accertamenti clinici e diagnostici previsti nel Titolo II del presente

regolamento, per la brucellosi, la tubercolosi, la morva e la tricomoniasi.

Articolo 30

L'impianto degli ambulatori per la cura della sterilità degli animali è subordinato ad

autorizzazione del prefetto che la concede, su domanda degli interessati, ogni qualvolta

risulta dagli accertamenti del veterinario provinciale che i locali e la relativa attrezzatura

soddisfano alle esigenze tecniche ed igienico-sanitarie.

CAPO VII

TRASPORTO DEGLI ANIMALI, DEI PRODOTTI ED AVANZI ANIMALI

Articolo 31

I capi delle stazioni ferroviarie e tranviarie, le autorità portuali, i direttori di aeroporto e gli

esercenti autotrasporti, prima di permettere il carico degli equini, dei bovini, dei bufalini,

degli ovini, dei caprini, dei suini e degli animali da cortile sui carri ferroviari, sulle navi, sugli

aeromobili e sugli autoveicoli, con destinazione all'interno - esclusi gli animali appartenenti

alle forze armate - devono esigere dallo speditore una dichiarazione conforme al mod. n. 4

(1) allegato al presente regolamento, contenente l'indicazione esatta delle località di

provenienza e di destinazione degli animali stessi, l'assicurazione che essi non sono colpiti

da divieto di spostamento e, nei casi previsti dall'articolo 32, l'attestazione veterinaria della

loro sanità, salvo il caso speciale di cui agli artt. 14 e 34 del presente regolamento.

La dichiarazione firmata dall'interessato viene redatta in due esemplari da controfirmarsi

entrambi dal capo stazione o dall'autorità portuale o dal direttore di aeroporto o

dall'esercente autotrasporti che la ricevono.

Un esemplare di detta dichiarazione viene conservato per tre mesi nell'ufficio di partenza a

disposizione dell'autorità sanitaria; l'altro deve essere allegato ai documenti di spedizione

sino alla località di ultima destinazione, per ogni eventuale richiesta.

I capi stazione, le autorità portuali, i direttori di aeroporto, gli esercenti autotrasporti, se la

dichiarazione sopra indicata non risulta conforme al vero, non devono dare corso alla

spedizione degli animali ed informano il sindaco ed il prefetto per i provvedimenti di

competenza.

Per gli animali destinati all'alpeggio e per quelli in importazione, esportazione o transito

valgono i documenti previsti nei Capi VIII e IX del presente regolamento.

Gli esercenti autotrasporti o per essi i conducenti degli autoveicoli devono rilasciare agli

speditori degli animali una ricevuta da staccarsi da un bollettario a madre e figlia conforme

al mod. n. 5 allegato al presente regolamento. Le matrici del bollettario devono essere

conservate e tenute a disposizione dell'autorità sanitaria per il periodo di tre mesi.

(1) La dichiarazione di cui al presente articolo deve essere, ora, conforme al modello di cui

all'allegato IV, d.p.r. 30 aprile 1996, n. 317, in virtù dell'art. 10, d.p.r. 317/1996 citato.

Articolo 32

Quando si verificano malattie infettive a carattere epizootico, il prefetto può

temporaneamente disporre con apposita ordinanza l'obbligo della visita veterinaria per

determinate specie di animali da trasportare a mezzo ferrovia, tranvia, autoveicoli, navi od

aeromobili, per constatarne la sanità prima del carico. Detta ordinanza deve essere resa di

pubblica ragione e comunicata all'Alto Commissariato per l'igiene e la sanità pubblica, ai

prefetti delle province contermini, ai capi compartimento delle Ferrovie dello Stato, ai

direttori degli Ispettorati compartimentali della motorizzazione civile e dei trasporti in

concessione, alle autorità portuali ed alle Direzioni civili di aeroporto.

Il carico e la spedizione vengono consentiti soltanto nel caso in cui la visita riesca

favorevole per tutti gli animali e ciò deve risultare da esplicita attestazione apposta a tergo

della dichiarazione di provenienza fatta dallo speditore ai sensi dell'articolo precedente.

Tale attestazione deve essere fatta dal veterinario comunale o, in mancanza di questi, da

un veterinario autorizzato dal prefetto; dai veterinari in servizio ai porti ed agli aeroporti per

le spedizioni per via marittima o per via aerea.

Articolo 33

L'Alto Commissario per l'igiene e la sanità pubblica, quando si manifesta una malattia

infettiva a carattere epizootico, può emettere speciali ordinanze per la visita e la

successiva osservazione degli animali trasportati con i mezzi indicati nell'articolo

precedente.

Articolo 34

Nel caso di spedizione di animali provenienti dalle zone infette o da quelle di protezione,

consentita a norma dell'art. 14 del presente regolamento, i capi delle stazioni ferroviarie e

tranviarie, le autorità portuali, i direttori di aeroporto e gli esercenti autotrasporti devono

apporre a tergo dell'autorizzazione del prefetto (mod. n. 2) le annotazioni prescritte e

segnalare telegraficamente l'avvenuta spedizione al capo della stazione o all'autorità

portuale o alla Direzione civile dell'aeroporto di destinazione per i provvedimenti di

competenza, compresa la segnalazione all'autorità comunale interessata. Gli esercenti

autotrasporti devono fare la detta segnalazione direttamente all'autorità comunale.

Articolo 35

Lo speditore di animali equini, bovini, bufalini, ovini, caprini e suini ha l'obbligo di curare

che nei carri ferroviari e negli autoveicoli il numero dei capi caricati sia proporzionato alla

capienza del veicolo in modo che gli animali non abbiano a soffrire per eccesso di numero

e che comunque non vengano altrimenti esposti a maltrattamenti o sofferenze.

Articolo 36

Chiunque intende esercitare il trasporto degli animali equini, bovini, bufalini, ovini, caprini,

suini e degli animali da cortile a mezzo di autoveicoli deve ottenere l'autorizzazione dal

prefetto della provincia nel cui territorio trovasi la rimessa automobilistica, facendo

regolare domanda nella quale deve indicare:

a) le proprie generalità ed il domicilio;

b) l'ubicazione dell'autorimessa di cui si avvale per le operazioni di lavaggio e di

disinfezione;

c) il numero degli autoveicoli e dei rimorchi destinati al trasporto degli animali nonché la

sigla della provincia ed il numero di targa di ciascuno.

Nella domanda deve inoltre dichiarare che ha ottemperato alle disposizioni riguardanti

l'autorizzazione alla circolazione ed all'esercizio di tale trasporto.

Articolo 37

Gli autoveicoli ed i rimorchi adibiti al trasporto degli animali devono avere pavimento e

pareti ben connessi, lavabili e disinfettabili e raccordati tra loro in modo da impedire la

fuoruscita dei liquami. Quelli a furgone devono inoltre avere le pareti provviste, a

conveniente altezza, di adeguate aperture per una sufficiente aerazione.

Per il trasporto degli animali di piccola taglia per i quali è possibile utilizzare autoveicoli e

rimorchi a piani sovrapposti, il pavimento di detti piani deve essere raccordato alle pareti in

modo da impedire la fuoruscita dei liquami.

Articolo 38

Il prefetto, prima di concedere l'autorizzazione, fa accertare dal veterinario provinciale se:

a) gli autoveicoli ed i rimorchi posseggono i requisiti di cui al precedente articolo;

b) l'esercente dispone di adatti mezzi per le operazioni di pulizia, lavaggio e disinfezione

presso la propria autorimessa ovvero presso altra convenientemente attrezzata.

L'autorizzazione è valevole per un anno.

Articolo 39

I trasporti di merci effettuati a mezzo di autoveicoli, in cui entrano a formare il carico anche

animali da cortile contenuti in gabbie o ceste purché queste non superino

complessivamente la metà del carico totale, sono esenti dall'osservanza delle disposizioni

contenute nei precedenti artt. 31, 36, 37 e 38.

È fatto obbligo in ogni caso, di provvedere alla pulizia e disinfezione delle gabbie o ceste

nonché delle parti degli automezzi che possono comunque essere state imbrattate da

materiali provenienti dagli animali trasportati.

Articolo 40

I prodotti ed avanzi animali che non hanno subito alcun trattamento possono essere

trasportati alla rinfusa in carri chiusi e, ove non sia possibile, in carri aperti a condizione

che il carico sia totalmente coperto con un telone imbevuto di adatta soluzione

disinfettante a sua volta protetto dal normale copertone.

In tale caso le ossa e le unghie che non risultano sgrassate e completamente essiccate

devono essere anche irrorate con abbondante ed idonea soluzione disinfettante.

Il trasporto degli animali morti, delle carni, dei prodotti ed avanzi di animali colpiti da

malattie infettive deve farsi con l'osservanza di particolari cautele intese ad impedirne la

diffusione.

CAPO VIII

SPOSTAMENTO DEGLI ANIMALI PER RAGIONI DI PASCOLO. ALPEGGIO.

TRANSUMANZA. PASCOLO VAGANTE

Articolo 41

Chiunque intende trasferire bestiame nei pascoli estivi (alpeggio, transumanza) deve farne

domanda, almeno 15 giorni prima della partenza, al sindaco del comune ove il bestiame si

trova, a mezzo del mod. n. 6 allegato al presente regolamento, indicando altresì i pascoli

di cui dispone per il periodo di alpeggio o transumanza.

Il sindaco, valendosi del tagliando unito alla domanda, informa subito il comune di

destinazione della data approssimativa di arrivo degli animali in quel territorio.

Se lo spostamento avviene nell'ambito dello stesso comune è sufficiente che l'interessato

ne dia preventiva comunicazione all'autorità comunale ai fini dell'adozione delle eventuali

misure di polizia veterinaria.

Articolo 42

Gli animali che si spostano per l'alpeggio o per la transumanza (monticazione) devono

essere visitati dal veterinario comunale entro i tre giorni precedenti la partenza.

Il veterinario comunale, in seguito al risultato favorevole della visita, rilascia il certificato di

origine e di sanità conforme al mod. n. 7 allegato al presente regolamento.

I prefetti delle province interessate provvedono ad istituire posti di controllo sanitario nelle

località di transito obbligato per il bestiame che non viene trasportato a mezzo ferrovia,

tranvia o autoveicoli. L'esito del controllo viene annotato sul certificato di origine e di sanità

dal veterinario comunale o dal veterinario incaricato del servizio dal prefetto.

I certificati devono essere consegnati, non più tardi del giorno successivo a quello

dell'arrivo a destinazione, all'autorità comunale del luogo.

Il bestiame sui pascoli montani deve essere sottoposto a periodici controlli sanitari da

parte del veterinario comunale, il quale, occorrendo, provvede anche a praticare i

trattamenti immunizzanti che fossero resi obbligatori.

Per il ritorno del bestiame alle sedi invernali (demonticazione) sono validi gli stessi

certificati rilasciati per la monticazione sempreché non intervengano contrari motivi

sanitari. A tale scopo i certificati, muniti del visto dell'autorità comunale, devono essere

restituiti agli interessati entro tre giorni precedenti la partenza.

Articolo 43

Per il pascolo vagante delle greggi viene rilasciato ai pastori, dai comuni di loro residenza,

uno speciale libretto conforme al mod. n. 8 allegato al presente regolamento, nel quale,

oltre l'indicazione precisa del territorio in cui è autorizzato il pascolo, devono essere

annotati gli esiti degli accertamenti diagnostici nonché i trattamenti immunizzanti ed

antiparassitari ai quali il gregge è stato sottoposto.

Qualsiasi spostamento del gregge entro i confini del territorio comunale deve essere

preventivamente autorizzato dalla competente autorità comunale che lo concede ove ne

sia riconosciuta la necessità e sempreché l'interessato dimostri che dispone di pascolo

nella località nella quale intende spostare il gregge.

Per gli spostamenti fuori del comune di residenza l'interessato - valendosi del mod.

numero 8-A unito al libretto - deve presentare, almeno 15 giorni prima della partenza,

domanda al sindaco del comune di destinazione che, accertata la disponibilità di pascolo,

autorizza l'introduzione del gregge nel comune stesso ove non ostino motivi di polizia

veterinaria, dandone comunicazione al sindaco del comune in cui trovasi il gregge da

spostare. Questi provvede a trascrivere gli estremi dell'autorizzazione sul libretto indicando

altresì la via da percorrere, il mezzo col quale si effettua lo spostamento e la data entro la

quale il gregge deve raggiungere il pascolo di destinazione.

Per ogni successivo spostamento deve essere presentata nuova domanda.

Nel caso in cui il gregge sia stato spostato senza regolare autorizzazione, il prefetto,

indipendentemente dal procedimento penale, può disporre il ritorno del gregge al comune

di provenienza a mezzo ferrovia o autocarro, e sotto scorta, qualora non sia possibile

provvedere per altro pascolo nella zona. L'onere relativo è a carico del contravventore.

Le modalità sopra indicate regolano anche lo spostamento del gregge vagante che fosse

condotto in transumanza e pertanto il libretto sostituisce la domanda ed i certificati di cui ai

precedenti artt. 41 e 42.

Articolo 44

L'Alto Commissario per l'igiene e la sanità pubblica può disporre con apposita ordinanza

che gli animali che vengono spostati per l'alpeggio o per la transumanza siano sottoposti a

determinati trattamenti immunizzanti.

CAPO IX

VIGILANZA AI CONFINI, AI PORTI ED AGLI AEROPORTI. IMPORTAZIONE,

ESPORTAZIONE E TRANSITO DEGLI ANIMALI, DELLE CARNI, DEI PRODOTTI ED

AVANZI ANIMALI. ALPEGGIO E TRAFFICO NELLE ZONE DI CONFINE

Articolo 45

Agli effetti del disposto dell'art. 32 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio

decreto 27 luglio 1934, n. 1265, la visita sanitaria degli animali in importazione,

esportazione o transito e delle carni, dei prodotti ed avanzi animali in importazione è fatta

da veterinari di Stato o a ciò delegati dallo Stato, nelle stazioni di confine, nei porti e negli

aeroporti designati dall'Alto Commissariato per l'igiene e la sanità pubblica e secondo gli

orari stabiliti dai prefetti.

I predetti veterinari, presa visione dei certificati di origine e di sanità che devono scortare

gli animali, le carni ed eventualmente gli altri prodotti animali, procedono a riconoscerne lo

stato sanitario, notando il risultato della visita e l'ammontare dei diritti fissi relativi sopra il

modulo speciale di lasciapassare (all. modello n. 9), che viene da essi consegnato agli

uffici di dogana.

Nei casi di mancanza dei certificati di origine e di sanità oppure qualora questi siano

riconosciuti irregolari o scaduti, i veterinari ne danno immediata notizia oltreché al prefetto,

all'Alto Commissariato per l'igiene e la sanità pubblica per le determinazioni del caso.

Gli uffici di dogana non possono far proseguire gli animali in importazione, esportazione o

transito e le carni, i prodotti ed avanzi animali in importazione se non dopo aver ricevuto il

lasciapassare attestante l'esito favorevole della visita.

I certificati di origine e di sanità devono essere vistati dai veterinari addetti agli uffici di

confine, di porto e di aeroporto, all'atto della visita e scortare gli animali ed i prodotti sino a

destinazione.

Per gli animali che si importano temporaneamente i certificati di origine e di sanità

possono servire per la riesportazione degli animali stessi e devono pertanto essere allegati

alle bollette doganali.

Articolo 46

Nei casi accertati o sospetti di malattie infettive o di morte, non riferibili a cause comuni,

negli animali in importazione o transito, quando non sia possibile respingerli, gli uffici

veterinari di confine, di porto e di aeroporto adottano le misure necessarie informandone di

urgenza oltre il prefetto, l'Alto Commissariato per l'igiene e la sanità pubblica per i

necessari provvedimenti.

Quando casi di malattie infettive o di morte si riscontrano tra gli animali in esportazione, i

predetti uffici ne informano il prefetto che dispone i relativi provvedimenti.

Articolo 47

Allorché una malattia infettiva viene constatata in un paese estero e ne deriva possibilità di

contagio, l'Alto Commissariato per la igiene e la sanità pubblica ordina le misure proibitive

o restrittive atte a proteggere il territorio nazionale.

Articolo 48

L'importazione dall'estero degli animali, delle carni dei prodotti ed avanzi animali da paesi

con i quali esistono speciali convenzioni veterinarie è disciplinata dalle norme stabilite

nelle convenzioni stesse.

Per le provenienze da paesi con i quali non esistono convenzioni, e per i quali non sono in

vigore divieti o limitazioni, si osservano le norme stabilite dagli articoli seguenti.

Articolo 49

L'importazione degli animali ruminanti e suini è subordinata ad apposita autorizzazione, da

concedersi di volta in volta dall'Alto Commissariato per l'igiene e la sanità pubblica su

domanda inoltrata dagli interessati per il tramite della Prefettura della provincia cui gli

animali sono destinati.

L'importazione è consentita alle seguenti condizioni:

a) che gli animali siano scortati da certificati di origine e di sanità rilasciati dalle autorità del

paese di provenienza. Detti certificati devono portare l'indicazione della località di

provenienza e di quella di destinazione e portare la dichiarazione di un veterinario di Stato

o a ciò delegato dallo Stato attestante che gli animali dimorano da almeno 30 giorni in

località nella quale, entro il raggio di 20 chilometri, non si sono verificati durante lo stesso

periodo di tempo casi di malattie infettive trasmissibili alla specie di animali cui i certificati

si riferiscono, e che gli animali sono stati visitati non prima del giorno precedente a quello

della partenza e riconosciuti sani.

I certificati possono essere cumulativi purché contengano le indicazioni relative al numero,

specie, razza e categoria degli animali e purché questi appartengano alla stessa specie,

provengano dalla stessa località e siano diretti allo stesso destinatario. Quando gli animali

da importare devono essere caricati su più carri ferroviari o autoveicoli è necessario che

detti animali siano scortati da un certificato per ogni carro o autoveicolo.

La validità dei certificati è fissata in 6 giorni e può essere prorogata in seguito a nuova

visita. Se la validità viene a scadere durante il viaggio i certificati sono ritenuti validi sino

all'arrivo degli animali al confine o al porto.

In caso di manifestazione nei paesi di provenienza degli animali di malattie infettive che

non comportano divieto di importazione, l'Alto Commissariato per l'igiene e la sanità

pubblica può disporre che detti certificati siano integrati da una dichiarazione attestante

che gli animali sono stati sottoposti a speciali trattamenti immunizzanti o ad accertamenti

diagnostici;

b) che i certificati di origine e di sanità che scortano i suini siano integrati da una

dichiarazione attestante che gli animali sono stati allegati in regioni nel cui territorio non si

sono verificati da almeno 3 anni casi di trichinosi;

c) che gli animali risultino sani alla visita sanitaria al confine, al porto o all'aeroporto

attraverso il quale avviene l'importazione;

d) che al confine, al porto o all'aeroporto i bovini non inoltrati direttamente ai macelli

subiscano la prova della tubercolina con esito negativo ed i bovini, gli ovini ed i caprini da

riproduzione subiscano idonee prove diagnostiche per la brucellosi, pure con esito

negativo. Dall'applicazione di dette norme sono esenti gli animali che, per speciali accordi

intervenuti, sono scortati da un certificato attestante che hanno subìto tali prove

diagnostiche con esito negativo nel paese di origine;

e) che i suini siano sottoposti a speciale marcatura al momento dell'importazione sotto

controllo veterinario. Quando particolari condizioni lo richiedono, la marcatura può essere

resa obbligatoria anche per gli animali di altre specie.

(Omissis) (1).

(Omissis) (1).

(Omissis) (1).

(1) Comma abrogato dall'art. 26, n. 5, l. 30 aprile 1976, n. 397.

Articolo 50

L'importazione degli equini è subordinata alla preventiva autorizzazione prevista dal 1º

comma dell'articolo precedente ed è consentita alle condizioni stabilite dalle lettere a), c)

ed e) dello stesso articolo.

La visita sanitaria, da eseguirsi al confine, al porto o all'aeroporto, deve essere integrata

dall'esecuzione della prova della malleina con esito negativo. Dalla applicazione di detta

norma sono esenti gli animali che, per speciali accordi intervenuti, sono scortati da un

certificato attestante che hanno subìto tale prova diagnostica con esito negativo nel paese

di origine.

I cavalli importati temporaneamente per manifestazioni ippico-sportive sono esenti dalla

preventiva autorizzazione e dalla prova della malleina. In luogo dei normali certificati di

origine e di sanità detti cavalli possono essere scortati da certificati rilasciati dalle

Federazioni sport equestri competenti e da una dichiarazione rilasciata da un veterinario di

Stato del paese di ultima provenienza, attestante la sanità dell'animale.

Articolo 51

L'importazione del pollame e degli altri animali da cortile è consentita a condizione che

siano scortati dai certificati di origine e di sanità previsti dal precedente art. 49, lettera a),

tenendo presente che i termini ivi fissati sono ridotti da 30 a 15 giorni.

Gli animali inoltre devono essere riconosciuti sani alla visita sanitaria al confine, al porto o

all'aeroporto.

Le uova da cova, per essere ammesse all'importazione, devono essere scortate da un

certificato attestante che provengono da allevamenti indenni da pullorosi.

Articolo 52

I cani ed i gatti sono ammessi all'importazione purché scortati da certificati di origine e di

sanità portanti l'attestazione di un veterinario di Stato o a ciò delegato dallo Stato che gli

animali provengono da località nella quale non si sono verificati casi di rabbia da almeno 6

mesi. Devono inoltre subire, con esito favorevole, la visita sanitaria al confine, al porto o

all'aeroporto.

La selvaggina viva ed i volatili destinati alle riserve di caccia sono ammessi

all'importazione, quando non esistono speciali divieti o limitazioni, purché scortati da

certificati di origine e di sanità portanti l'attestazione di un veterinario di Stato o a ciò

delegato dallo Stato che il paese di provenienza è indenne da tularemia e da altre malattie

infettive trasmissibili alla specie di animali cui i certificati si riferiscono. Devono subire

inoltre con esito favorevole la visita sanitaria al confine, al porto o all'aeroporto.

Alle stesse condizioni sono ammessi all'importazione anche gli animali da pelliccia

appartenenti a specie non esotiche.

Gli animali esotici sono ammessi all'importazione previo favorevole controllo sanitario

purché provenienti da paesi per i quali non sono in vigore divieti o limitazioni disposti a

norma del precedente art. 47 e purché scortati da certificati di origine e di sanità. I

certificati che scortano i ruminanti e i suini provenienti da parchi e giardini zoologici situati

in paesi per i quali non sono in vigore divieti o limitazioni, devono portare anche una

dichiarazione dei rispettivi direttori attestante che gli animali sono nati o hanno dimorato

per non meno di 6 mesi in detti parchi o giardini zoologici. I certificati che scortano i

pappagalli ed eventualmente gli altri volatili recettivi alla psittacosi devono attestare che il

paese di provenienza è indenne da tale malattia.

Le api sono ammesse all'importazione su presentazione di un certificato di origine e di

sanità portante l'attestazione di un veterinario di Stato o a ciò delegato dallo Stato che in

un raggio di 5 chilometri dall'apiario di provenienza non sono state constatate malattie

delle api da almeno 6 mesi, e previo favorevole controllo sanitario.

I pesci destinati al ripopolamento delle acque interne sono ammessi all'importazione

previo favorevole controllo sanitario.

Articolo 53

Le carni fresche, refrigerate, congelate, salate, affumicate, insaccate, in scatola o in altro

modo preparate, le conserve di carne, i brodi e gli estratti di carne, i lardi, le pancette e le

guance suine, lo strutto e gli altri grassi animali per uso alimentare allo stato naturale o

fusi, nonché i volatili da cortile, i conigli e la selvaggina uccisi, per essere ammessi

all'importazione, devono essere scortati da certificati di origine e di sanità portanti

l'attestazione di un veterinario di Stato o a ciò delegato dallo Stato che le carni e gli altri

prodotti di cui sopra sono sani ed atti incondizionatamente alla alimentazione umana e che

provengono da animali riconosciuti sani prima della macellazione.

Nei certificati che scortano le carni suine, i lardi ed i preparati di carne suina, eccettuati

quelli cotti, deve essere specificato che provengono da suini allevati in regioni nel cui

territorio non si sono verificati da almeno 3 anni casi di trichinosi e che sono stati sottoposti

ad esame trichinoscopico con esito negativo.

Le carni e gli altri prodotti sopra elencati devono corrispondere ai requisiti prescritti in

materia dalle norme vigenti nella Repubblica e subire con esito favorevole, la visita

sanitaria al confine, al porto o all'aeroporto.

[L'importazione delle carni equine, canine e feline fresche, refrigerate, congelate o

comunque preparate, è vietata] (1).

(1) Disposizione abrogata dall'art. 26, l. 29 novembre 1971, n. 1073.

Articolo 54

Il pesce e gli altri prodotti alimentari della pesca freschi, refrigerati o congelati, di

provenienza estera, sono ammessi all'importazione previa favorevole visita sanitaria al

confine, al porto o all'aeroporto.

Alle stesse condizioni è consentita l'importazione del pesce secco, salato o affumicato.

Il pesce e gli altri prodotti alimentari della pesca, conservati in scatola o altro recipiente,

sono ammessi all'importazione previo favorevole controllo sanitario. I recipienti devono

portare le indicazioni prescritte dalle norme vigenti in materia nella Repubblica ed i prodotti

essere scortati da certificati di origine e di sanità muniti del visto dell'autorità governativa

del paese di origine. Detti certificati devono attestare che i prodotti sono stati lavorati in

condizioni di salubrità e sottoposti ad efficace processo di sterilizzazione o ad altro

processo di conservazione riconosciuto idoneo.

Articolo 55

Le quantità sino a 5 chilogrammi di carni e di prodotti della pesca, dei quali è consentita

l'importazione ai sensi dei precedenti artt. 53 e 54, possono essere introdotte senza

presentazione di certificato di origine e di sanità e senza sottostare alla visita sanitaria ed

alle altre formalità prescritte, quando sono importate direttamente dai viaggiatori o spedite

a mezzo pacco postale o ferroviario con destinazione a privati per uso personale e non di

commercio

Articolo 56

Le pelli secche o salate secche, le budella e le vesciche secche, i cagli secchi, il sangue,

le unghie, le ossa e gli avanzi animali in genere allo stato secco, le lane lavate, le farine di

pesce, i grassi fusi per uso industriale non alimentare sono ammessi all'importazione da

qualunque provenienza senza obbligo di presentazione di certificati di origine e di sanità,

previo favorevole controllo sanitario.

Le pelli, le budella e le vesciche in salamoia sono ammesse all'importazione da qualunque

provenienza, purché scortate da certificati di origine e di sanità portanti l'attestazione di un

veterinario di Stato o a ciò delegato dallo Stato che i detti prodotti sono stati sottoposti a

salagione ad umido per almeno 30 giorni.

Sono altresì ammessi all'importazione da qualunque provenienza le setole, i crini, i peli, le

piume, le farine di carne, di ossa e di sangue per uso zootecnico, purché abbiano subìto

un trattamento di sterilizzazione riconosciuto idoneo agli effetti della profilassi veterinaria. Il

trattamento subìto deve risultare da certificati di origine e di sanità rilasciati nei modi

sopraindicati. Per le pelli sottoposte ad un trattamento di sterilizzazione il certificato è

richiesto soltanto se non sono allo stato di secchezza.

Articolo 57

Sono ammessi all'importazione, purché provenienti da paesi per i quali non sono in vigore

divieti o limitazioni, le pelli fresche o salate fresche, nonché le budella, le vesciche e i cagli

freschi o salati freschi.

Detti prodotti devono essere scortati da certificati di origine e di sanità portanti

l'attestazione di un veterinario di Stato o a ciò delegato dallo Stato che provengono da

animali indenni da malattie infettive e diffusive.

Le lane sucide sono ammesse all'importazione senza obbligo di certificato di origine e di

sanità, purché da altri documenti di scorta risulti la provenienza da paesi per i quali non

sono in vigore divieti o limitazioni.

Le pelli fresche degli animali macellati a bordo delle navi sono ammesse all'importazione

su presentazione di una dichiarazione del comandante della nave attestante che

provengono da animali imbarcati in porti di paesi per i quali non sono in vigore divieti o

limitazioni.

Articolo 58

L'esportazione all'estero degli animali delle specie bovina, bufalina, ovina, caprina, suina,

equina e degli animali da cortile, dei prodotti ed avanzi animali verso paesi con i quali

esistono speciali convenzioni veterinarie è disciplinata dalle norme stabilite nelle

convenzioni stesse.

Per le destinazioni verso i paesi con i quali non esistono convenzioni, salvo che

disposizioni dei paesi stessi non richiedano diversamente, si osservano le norme stabilite

dai successivi artt. 59 e 60.

Articolo 59

Gli animali da esportare delle specie indicate nel precedente articolo devono essere

scortati da certificati di origine e di sanità, conformi al mod. n. 10 allegato al presente

regolamento, rilasciati da un veterinario di Stato o a ciò delegato dallo Stato ed attestanti

che gli animali dimorano da almeno 30 giorni in località nella quale, entro il raggio di 20

chilometri, non si sono verificati da almeno 30 giorni casi di malattie infettive e diffusive

trasmissibili alla specie di animali cui i certificati si riferiscono e che gli animali sono stati

visitati non prima del giorno precedente a quello della partenza e riconosciuti sani.

Per gli animali da cortile i termini suindicati sono ridotti da 30 a 15 giorni.

I certificati possono essere cumulativi purché contengano le indicazioni relative al numero,

specie, razza e categoria degli animali e purché questi appartengano alla stessa specie,

provengano dalla stessa località e siano diretti allo stesso destinatario. Quando gli animali

da esportare devono essere caricati su più carri ferroviari o autoveicoli è necessario che

siano scortati da un certificato per ogni carro o autoveicolo.

La validità dei certificati è fissata in 6 giorni e può essere prorogata in seguito a nuova

visita.

Allorché per l'esportazione di animali di altre specie vengono richiesti certificati di origine e

di sanità, essi devono essere rilasciati da un veterinario di Stato o a ciò delegato dallo

Stato o compilati secondo le norme in vigore nei paesi di destinazione.

I cavalli destinati alle manifestazioni ippicosportive all'estero quando dai paesi di

destinazione non sia richiesto diversamente anziché dai prescritti certificati di origine e di

sanità possono essere scortati da certificati rilasciati dalla Federazione italiana sport

equestri con la dichiarazione di un veterinario di Stato o a ciò delegato dallo Stato

attestante la sanità degli animali.

Tutti gli animali in esportazione devono subire, con esito favorevole, la visita sanitaria al

momento di uscita dal territorio della Repubblica.

Articolo 60

I certificati di origine e di sanità per l'esportazione all'estero di carni, di prodotti ed avanzi

animali e di materie ed oggetti atti alla propagazione delle malattie infettive degli animali

devono essere rilasciati da un veterinario di Stato o a ciò delegato dallo Stato e compilati

secondo le norme in vigore nei paesi di destinazione.

Articolo 61

Il transito degli animali attraverso il territorio nazionale con diretta destinazione ad altri

paesi, quando non esistono speciali convenzioni veterinarie, è consentito dall'Alto

Commissariato per l'igiene e la sanità pubblica, su richiesta delle competenti autorità del

paese di destinazione, con l'osservanza di norme da stabilirsi di volta in volta, e

sempreché provengano da paese per il quale non sono in vigore divieti o limitazioni. In

ogni caso gli animali devono essere scortati da certificati di origine e di sanità sui quali il

veterinario di Stato, all'atto della visita al confine, al porto o all'aeroporto di entrata nel

territorio della Repubblica, deve apporre il proprio visto.

Nessuna formalità è richiesta per il transito delle carni, dei prodotti ed avanzi animali,

purché provenienti da paesi per i quali non sono in vigore divieti o limitazioni.

Articolo 62

Gli animali condotti all'alpeggio dall'estero all'interno e viceversa nelle zone di confine,

devono essere scortati da certificati di origine e di sanità, subire la visita sanitaria, con

esito favorevole, al confine e sottostare alle altre misure sanitarie che possono essere

prescritte, salvo che speciali convenzioni o accordi non dispongano diversamente.

Le stesse disposizioni sono applicabili al movimento giornaliero di animali appartenenti

agli abitanti delle zone di confine, effettuato nelle due direzioni per pascolo, lavori agricoli

o trasporti in genere.

CAPO X

DISINFEZIONI

Articolo 63

Le disinfezioni nei casi previsti dal presente regolamento o comunque disposte dalle

autorità sanitarie devono eseguirsi sotto la vigilanza dei veterinari comunali o, in

mancanza di essi, di altri veterinari all'uopo incaricati dai sindaci.

Le disinfezioni nelle stazioni di confine, nei porti e negli aeroporti sono eseguite sotto la

vigilanza dei veterinari incaricati del servizio ai sensi del precedente art. 45.

Articolo 64

Le amministrazioni ferroviarie e tranviarie devono far pulire, lavare e disinfettare, con le

modalità stabilite dall'Alto Commissariato per l'igiene e la sanità pubblica, i carri che hanno

servito al trasporto di animali, di prodotti ed avanzi animali, di regola entro 24 ore dallo

scarico.

Se non è possibile eseguire le predette operazioni nella stazione di arrivo, i carri devono

essere piombati e spediti ad una stazione vicina dotata dei necessari impianti.

A cura delle stesse amministrazioni ferroviarie e tranviarie, devono essere puliti, lavati e

disinfettati i piani caricatori ed ogni altro luogo di sosta o di passaggio degli animali nonché

i ponti mobili e tutti gli attrezzi che hanno servito al carico ed allo scarico.

Per le navi che hanno trasportato animali devono provvedere alle operazioni di lavaggio e

di disinfezione i comandanti delle navi stesse. Per gli aeromobili devono provvedere le

società esercenti le linee di navigazione aerea.

Gli autoveicoli che hanno trasportato animali devono essere puliti, lavati e disinfettati

subito dopo eseguito lo scarico. Se nel luogo ove questo avviene non esistono adeguati

mezzi per compiere le dette operazioni, l'autoveicolo deve essere condotto a vuoto alla

propria autorimessa o ad altra convenientemente attrezzata o nei posti di disinfezione

stabiliti dai comuni presso i mercati o i pubblici macelli.

Gli autoveicoli non disinfettati devono portare all'esterno un cartello bianco con la scritta

«da disinfettare». A comprovare l'avvenuta disinfezione viene applicato sugli autoveicoli

un cartello giallo con la scritta «disinfettato» e sul quale devono essere apposti la data ed

il timbro dell'impresa che ha eseguito l'operazione.

La disinfezione degli autoveicoli, nei casi in cui ricorrono le circostanze previste dall'art. 32

del presente regolamento, deve essere eseguita prima del carico sotto la vigilanza del

servizio veterinario comunale. L'incaricato della vigilanza deve apporre sul cartello con la

scritta «disinfettato» il bollo del comune, la data e la propria firma.

Nei casi di trasporti di animali infetti, in prova delle avvenute disinfezioni, il veterinario

incaricato della vigilanza su tale servizio redige apposito verbale conforme al mod. 11

allegato al presente regolamento.

CAPO XI

DISCIPLINA DEI TRATTAMENTI IMMUNIZZANTI, DELLE INOCULAZIONI

DIAGNOSTICHE E DELLA PRODUZIONE DEI VIRUS

Articolo 65

I trattamenti immunizzanti con sieri, vaccini, virus e prodotti similari nonché le inoculazioni

diagnostiche, devono essere eseguiti da veterinari.

I trattamenti immunizzanti e le inoculazioni diagnostiche previsti come obbligatori dal

presente regolamento o resi obbligatori dal prefetto in esecuzione delle disposizioni del

regolamento stesso, devono essere eseguiti dai veterinari comunali o da veterinari

appositamente autorizzati dal prefetto.

Per quelli facoltativi da praticarsi su richiesta dei privati non occorre preventiva

autorizzazione prefettizia, salvo le limitazioni previste nel Titolo II del presente

regolamento sull'impiego di determinati prodotti per la profilassi della peste suina, della

brucellosi e del vaiolo ovino.

Gli animali trattati non possono essere trasferiti dai ricoveri o dai pascoli sino a quando

non hanno conseguito un'efficace protezione immunitaria.

Di tutti i dati riguardanti i trattamenti immunizzanti e le inoculazioni diagnostiche eseguiti

dai veterinari liberi esercenti deve essere data comunicazione al veterinario comunale che

è tenuto a trasmetterli al veterinario provinciale, unitamente a quelli relativi ai trattamenti

da lui stesso eseguiti, valendosi del mod. n. 12 allegato al presente regolamento.

Articolo 66

L'inoculazione di animali con virus dell'afta epizootica, della peste suina e del vaiolo ovino,

allo scopo di preparare prodotti immunizzanti, deve essere autorizzata dall'Alto

Commissario per l'igiene e la sanità pubblica ed eseguita sotto il controllo del veterinario

provinciale.

L'importazione e l'impiego, anche a solo scopo sperimentale, di virus e di microrganismi

patogeni in genere agenti di malattie esotiche sono parimenti soggetti a preventiva

autorizzazione dell'Alto Commissario.

CAPO XII

DISPOSIZIONI GENERALI RELATIVE ALLA LOTTA CONTRO LE MALATTIE INFETTIVE

E DIFFUSIVE DEGLI ANIMALI

Articolo 67

Per la lotta contro le malattie infettive e diffusive degli animali i veterinari provinciali e

comunali si avvalgono dell'opera degli Istituti zooprofilattici sperimentali e, occorrendo, di

quella dei Laboratori provinciali d'igiene e profilassi; possono altresì richiedere la

consulenza delle Facoltà di medicina veterinaria.

Per la lotta contro le malattie delle api e dei pesci si avvalgono anche, rispettivamente,

degli Istituti specializzati in apicoltura e degli Stabilimenti ittiogenici competenti per

territorio.

Gli Istituti zooprofilattici sperimentali svolgono la loro azione sotto la vigilanza e le direttive

dell'Alto Commissariato per l'igiene e la sanità pubblica. Per quanto riguarda l'attività

diagnostica e l'assistenza tecnica nei confronti delle malattie infettive e diffusive i detti

Istituti prestano la loro opera gratuitamente.

Articolo 68

Il veterinario provinciale ai fini della profilassi di determinate malattie può ordinare, previa

disposizione o autorizzazione del Ministro per la sanità, l'applicazione di particolari misure

atte a proteggere gli allevamenti indenni o conseguire il risanamento di quelli infetti.

Il Ministro per la sanità può predisporre piani di profilassi e di risanamento da applicare su

tutto o parte del territorio nazionale includendovi l'obbligo del censimento degli allevamenti

e del patrimonio animale da eseguirsi secondo le modalità e i criteri che dovranno all'uopo

essere impartiti.

Il Ministro per la sanità può altresì disporre, qualora lo ritenga indispensabile ai fini della

eradicazione di determinate malattie, che le carni giudicate atte al consumo umano siano

sottoposte a determinati processi di lavorazione e di conservazione per renderle

sicuramente innocue nei riguardi della diffusione delle malattie medesime. Allo stesso

scopo, il Ministro per la sanità può disporre che vengano sottoposti a particolari trattamenti

i prodotti e gli avanzi animali, non destinati all'alimentazione dell'uomo e per i quali sia

stata disposta la distruzione (1).

(1) Articolo così modificato dall'art. 3, l. 23 gennaio 1968, n. 34.

Articolo 69

Gli allevamenti nei quali vengono attuati piani organici di risanamento basati sulla

formazione di nuclei indenni, secondo metodi e modalità approvati dall'Alto Commissariato

per l'igiene e la sanità pubblica, devono essere inscritti in uno speciale registro da tenersi

dal veterinario provinciale presso le singole Prefetture.

Agli allevamenti riconosciuti indenni dalla malattia considerata, e per i singoli animali a

questi appartenenti, viene rilasciata speciale attestazione da parte del veterinario

provinciale.

Articolo 70

L'indennità da corrispondere ai proprietari degli animali abbattuti ai sensi dell'art. 265 del

testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, è

fissata dal prefetto nello stesso decreto con il quale ordina l'abbattimento, in base alla

proposta contenuta nella relazione tecnica del veterinario provinciale e dalla quale, oltre

alla necessità dell'abbattimento, deve risultare anche il valore da attribuirsi a ciascun

animale. Il prefetto provvede quindi all'invio degli atti all'Alto Commissariato per l'igiene e

la sanità pubblica per il pagamento della quota a carico dello Stato, e di copia del decreto

di abbattimento e di liquidazione dell'indennità stessa all'amministrazione provinciale per il

pagamento della quota di sua spettanza.

TITOLO II

NORME SANITARIE SPECIALI CONTRO LE MALATTIE INFETTIVE E DIFFUSIVE

DEGLI ANIMALI

CAPO I

AFTA EPIZOOTICA

Articolo 71

(Omissis) (1).

(1) Articolo abrogato dall'art. 18, d.p.r. 1º marzo 1992, n. 229.

Articolo 72

(Omissis) (1).

(1) Articolo abrogato dall'art. 18, d.p.r. 1º marzo 1992, n. 229.

Articolo 73

(Omissis) (1).

(1) Articolo abrogato dall'art. 18, d.p.r. 1º marzo 1992, n. 229.

Articolo 74

(Omissis) (1).

(1) Articolo abrogato dall'art. 18, d.p.r. 1º marzo 1992, n. 229.

CAPO II

PESTE BOVINA

Articolo 75

Il sindaco, ricevuta la denuncia di peste bovina, dispone per l'adozione d'urgenza dei

provvedimenti necessari; ne informa telegraficamente il prefetto che, a sua volta, ne dà

immediata comunicazione all'Alto Commissariato per l'igiene e la sanità pubblica.

Il prefetto, a norma di quanto disposto dall'ultimo comma dell'art. 11 e dall'art. 13 del

presente regolamento, emana l'ordinanza di zona infetta e di protezione. Inoltre, ai sensi

dell'articolo 265 del testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio decreto 27 luglio

1934, n. 1265, ordina, sotto la direzione e la vigilanza del veterinario provinciale,

l'immediato abbattimento sul posto:

a) degli animali ammalati;

b) degli animali sospetti di malattia;

c) degli animali che, pure non avendo avuto contatto diretto con ammalati o sospetti, sono

stati comunque esposti a pericolo di contaminazione.

Sono vietati lo scioglimento e l'utilizzazione di qualsiasi parte degli animali morti per peste

bovina e di quelli abbattuti di cui alla lett. a) e b) che devono essere distrutti a norma

dell'articolo 10, lett. e), del presente regolamento.

Le carni ed i visceri degli animali di cui alla lett. c) possono essere utilizzati per

l'alimentazione, previa ispezione sanitaria, secondo le disposizioni vigenti in materia.

La misura dell'indennità di abbattimento per gli animali di cui alla lett. c) deve essere

calcolata tenendo conto dell'utile ricavato dal proprietario per la vendita delle carni e delle

pelli.

Il provvedimento prefettizio di zona infetta può essere revocato, con le modalità stabilite

dall'art. 16 del presente regolamento, soltanto dopo trascorsi 60 giorni dall'ultimo caso di

morte o di abbattimento degli animali ammalati o sospetti.

CAPO III

PLEURO-POLMONITE ESSUDATIVA CONTAGIOSA DEI BOVINI

Articolo 76

Il sindaco, ricevuta la denuncia di pleuropolmonite essudativa contagiosa dei bovini,

dispone per l'adozione d'urgenza dei provvedimenti necessari; ne informa

telegraficamente il prefetto che, a sua volta, ne dà immediata comunicazione all'Alto

Commissariato per l'igiene e la sanità pubblica.

Il prefetto, a norma di quanto disposto dall'ultimo comma dell'art. 11 e dall'art. 13 del

presente regolamento, emana l'ordinanza di zona infetta e di protezione. Inoltre, ai sensi

dell'articolo 265 del testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio decreto 27 luglio

1934, n. 1265, dispone l'abbattimento sul posto dei bovini ammalati e sospetti di malattia,

nonché, quando la misura è ritenuta necessaria ai fini della sicura estinzione del focolaio,

di quelli sospetti di contaminazione.

Gli animali morti in seguito alla malattia e le carni dichiarate non commestibili debbono

essere distrutti a norma dell'art. 10, lett. e), del presente regolamento. Le pelli possono

essere utilizzate dopo essere state sottoposte ad un trattamento disinfettante di

riconosciuta efficacia.

Articolo 77

Gli animali sospetti di contaminazione, che non siano stati abbattuti a norma del 2º comma

dell'articolo precedente, devono essere isolati e sequestrati per un periodo non inferiore a

6 mesi sotto vigilanza del veterinario comunale.

Durante il sequestro ne è permessa la macellazione sul posto, previo parere favorevole

del veterinario comunale.

Il trasporto delle carni in altre località deve farsi con le necessarie cautele profilattiche

determinate dal veterinario provinciale.

È pure ammessa al consumo alimentare, secondo le disposizioni vigenti in materia e

soltanto entro la zona infetta, la carne fresca, degli animali ammalati o sospetti, abbattuti

d'ordine prefettizio. Ne è consentito altresì il consumo fuori della zona infetta a condizione

che la carne sia stata salata o in altro modo conservata per un periodo non inferiore a 30

giorni. In ogni caso i polmoni e gli altri visceri devono essere distrutti.

La misura dell'indennità di abbattimento degli animali, stabilita dal citato art. 265 del testo

unico delle leggi sanitarie, deve essere calcolata tenendo conto dell'utile ricavato dalla

vendita delle carni e delle pelli.

La revoca del provvedimento prefettizio di zona infetta può farsi soltanto, con le modalità

stabilite dall'art. 16 del presente regolamento, quando gli animali ammalati o sospetti di

malattia sono morti o sono stati abbattuti e quando i sospetti di contaminazione sottoposti

ad isolamento, trascorsi almeno sei mesi, non manifestano sintomi sospetti di malattia.

CAPO IV

VIGILANZA SULLE STALLE DI SOSTA, SUI MERCATI, SULLE FIERE ED ESPOSIZIONI

DI ANIMALI E SUI PUBBLICI ABBEVERATOI

Articoli da 78 a 82

(Omissis) (1).

(1) Articoli abrogati dall'art. 26, d.m. 18 ottobre 1991, n. 427.

CAPO V

RABBIA

Articolo 83

Il sindaco deve provvedere alla profilassi della rabbia prescrivendo:

a) la regolare notifica, da parte dei possessori, di tutti i cani esistenti nel territorio

comunale per la registrazione ai fini della vigilanza sanitaria e per la applicazione della

tassa cani. A tale scopo deve essere riportato nel registro, oltre alle generalità del

possessore, anche lo stato segnaletico degli animali rilevato dal veterinario comunale;

b) l'applicazione al collare di ciascun cane di una speciale piastrina che deve essere

consegnata ai possessori all'atto della denuncia;

c) l'obbligo di idonea museruola per i cani non condotti al guinzaglio quando si trovano

nelle vie o in altro luogo aperto al pubblico;

d) l'obbligo della museruola e del guinzaglio per i cani condotti nei locali pubblici e nei

pubblici mezzi di trasporto.

Possono essere tenuti senza guinzaglio e senza museruola i cani da guardia, soltanto

entro i limiti dei luoghi da sorvegliare purché non aperti al pubblico; i cani da pastore e

quelli da caccia, quando vengono rispettivamente utilizzati per la guardia delle greggi e per

la caccia, nonché i cani delle forze armate e delle forze di polizia quando sono utilizzati per

servizio.

Articolo 84

I comuni devono provvedere al servizio di cattura dei cani e tenere in esercizio un canile

per la custodia dei cani catturati e per l'osservazione di quelli sospetti.

Il prefetto, quando ne riconosca la necessità, stabilisce l'obbligo di un sevizio di

accalappiamento intercomunale o provinciale determinando le norme per il funzionamento

ed il contributo che deve essere dato dai comuni e dalla provincia.

Articolo 85

I cani catturati perché trovati vaganti senza la prescritta museruola devono essere

sequestrati nei canili comunali per il periodo di 3 giorni.

Trascorsi i 3 giorni senza che i legittimi possessori li abbiano reclamati e ritirati, i cani

sequestrati devono essere uccisi con metodi eutanasici ovvero concessi ad istituti

scientifici o ceduti a privati che ne facciano richiesta, salvo sempre i casi previsti dai

successivi articoli 86, 87 e 90 (1).

(1) Vedi, ora, art. 2, l. 14 agosto 1991, n. 281.

Articolo 86

I cani ed i gatti che hanno morsicato persone o animali, ogni qualvolta sia possibile

catturarli, devono essere isolati e tenuti in osservazione per 10 giorni nei canili comunali.

L'osservazione a domicilio può essere autorizzata su richiesta del possessore soltanto se

non risultano circostanze epizoologicamente rilevanti ed in tale caso l'interessato deve

dichiarare di assumersi la responsabilità della custodia dell'animale e l'onere per la

vigilanza da parte del veterinario comunale.

Alla predetta osservazione ed all'isolamento devono essere sottoposti i cani ed i gatti che,

pure non avendo morsicato, presentano manifestazioni riferibili all'infezione rabica, nonché

in sede opportuna, gli altri mammiferi che presentano analoghe manifestazioni. Ai fini della

diagnosi anche questi animali non devono essere uccisi se il loro mantenimento in vita può

essere assicurato senza pericolo.

Durante il predetto periodo di osservazione gli animali non devono essere sottoposti a

trattamenti immunizzanti.

Nei casi di rabbia conclamata il sindaco ordina l'immediato abbattimento degli animali.

Qualora, durante il periodo di osservazione, l'animale muoia o venga ucciso prima che il

veterinario abbia potuto formulare la diagnosi, si procede agli accertamenti diagnostici di

laboratorio.

È vietato lo scuoiamento degli animali morti per rabbia, i quali devono essere distrutti ai

sensi dell'art. 10, lettera e), del presente regolamento.

Il luogo dove è stato isolato l'animale deve essere disinfettato.

Articolo 87

I cani ed i gatti morsicati da altro animale riconosciuto rabido o fuggito o rimasto ignoto

devono, di regola, essere subito soppressi con provvedimento del sindaco sempreché non

debbano prima sottostare al periodo di osservazione di 10 giorni per avere, a loro volta,

morsicato persone o animali.

Tuttavia su richiesta del possessore, l'animale, anziché essere abbattuto, può essere

mantenuto sotto sequestro, a spese del possessore stesso, nel canile municipale o in altro

locale stabilito dall'autorità comunale dove non possa nuocere, per un periodo di mesi 6

sotto vigilanza sanitaria.

Allo stesso periodo di osservazione devono sottostare i cani ed i gatti contaminati o

sospetti di essere stati contaminati da altro animale riconosciuto rabido.

I cani ed i gatti morsicati da animali sospetti di rabbia sono sottoposti a sequestro per soli

10 giorni se durante questo periodo l'animale morsicatore si è mantenuto sano.

Nel caso che l'animale venga sottoposto a vaccinazione antirabbica post-contagio da

iniziarsi non oltre 5 giorni per ferite alla testa e non oltre 7 giorni negli altri casi dal sofferto

contagio, il predetto periodo di osservazione può essere ridotto a mesi 3 o anche a mesi 2

se l'animale si trova nel periodo di protezione antirabbica vaccinale pre-contagio.

Durante il periodo del trattamento antirabbico post-contagio l'animale deve essere

ricoverato nel canile municipale o presso Istituti universitari o zooprofilattici.

I cani ed i gatti morsicati possono essere spostati, con le norme degli articoli 14 e 15 del

presente regolamento, durante il periodo di osservazione, soltanto entro 7 giorni dalla

sofferta morsicatura.

Qualora durante il periodo di osservazione il cane o il gatto morsicato muoia o venga

ucciso, si procede in conformità di quanto previsto dai commi 5º, 6º e 7º del precedente

articolo.

Articolo 88

Gli equini, i bovini, i bufalini, gli ovini, i caprini ed i suini morsicati da animali riconosciuti

rabidi o rimasti ignoti devono sottostare ad un periodo di osservazione di mesi 4, durante il

quale gli equini, i bovini ed i bufalini possono essere abiditi al lavoro purché posti in

condizione di non nuocere alle persone.

La disposizione prevista dal 4º comma dell'articolo precedente è applicabile anche per gli

animali delle specie sopraindicate.

Il latte prodotto durante il periodo di osservazione è ammesso al consumo soltanto previa

bollitura.

Gli animali in osservazione non possono essere spostati senza autorizzazione del

sindaco, da concedersi per imperiose esigenze di pascolo o per lavori agricoli o per

macellazione quando questa sia consentita, giusta le disposizioni vigenti in materia.

Se durante il periodo di osservazione l'animale per qualsiasi motivo viene abbattuto o

muore dopo il quinto giorno, deve essere interamente distrutto col divieto di scuoiamento.

Articolo 89

Le disposizioni del precedente articolo sono applicabili, in quanto possibile, nei confronti

degli animali di altra specie.

Articolo 90

Nel comune in cui sono stati constatati casi di rabbia o nel comune il cui territorio è stato

attraversato da un cane rabido il sindaco, oltre alle disposizioni indicate nei precedenti

articoli, deve prescrivere:

a) che nei 60 giorni successivi i cani, anche se muniti di museruola, non possono circolare

se non condotti al guinzaglio e che i cani accalappiati non siano restituiti ai possessori se

non abbiano subito favorevolmente il periodo di osservazione di mesi 6, riducibili a mesi 2

qualora i cani vengano sottoposti a vaccinazione antirabbica post-contagio con le modalità

stabilite dal precedente art. 87;

b) che i possessori di cani segnalino immediatamente all'autorità comunale l'eventuale

fuga dei propri cani ovvero il manifestarsi in essi di qualsiasi sintomo che possa far

sospettare l'inizio della malattia come ad esempio: cambiamento d'indole, tendenza a

mordere, manifestazioni di paralisi, impossibilità della deglutizione.

Articolo 91

Nei casi in cui l'infezione rabida assuma preoccupante diffusione il prefetto può ordinare

agli agenti adibiti alla cattura dei cani ed agli agenti della forza pubblica di procedere, ove

non sia possibile la cattura, all'uccisione dei cani e dei gatti vaganti, ed adottare qualunque

altro provvedimento eccezionale atto a estinguere l'infezione.

Articolo 92

Il prefetto può rendere obbligatoria la vaccinazione antirabbica pre-contagio di determinate

specie di animali, previo nulla osta dell'Alto Commissariato per l'igiene e la sanità pubblica.

CAPO VI

VAIOLO OVINO

Articolo 93

Nei casi di denuncia di vaiolo ovino il sindaco, oltre ai provvedimenti previsti dagli articoli

10 e 11 del presente regolamento, dispone:

a) l'identificazione e la visita sanitaria delle greggi che per essere state a contatto diretto o

indiretto con quelle ammalate, specie mediante il pascolo promiscuo o in ricoveri comuni,

devono essere considerate sospette di contaminazione;

b) la disinfezione dei ricoveri nei quali hanno sostato greggi infette durante la transumanza

o il pascolo vagante;

c) le misure di precauzione da osservarsi per la tosatura, allo scopo di evitare la

propagazione della malattia;

d) il divieto di destinare all'alimentazione il latte prodotto da animali febbricitanti.

Il sindaco può autorizzare la macellazione sul posto, oltre che degli animali sani, anche di

quelli ammalati o sospetti. I visceri e le mammelle devono essere distrutti.

Gli animali morti sono trattati a norma dell'art. 10, lettera e), del presente regolamento,

essendone permesso lo scuoiamento.

Le pelli e la lana possono essere trasportate fuori della zona infetta dopo subìto idoneo

trattamento disinfettante.

Articolo 94

Il permesso di spostamento dalle zone infette o di protezione è concesso dal prefetto con

le norme degli articoli 14 e 15 del presente regolamento. Per ragioni di pascolo stagionale

lo spostamento può essere consentito soltanto per gli animali che sono stati immunizzati e

con l'osservanza delle precauzioni da stabilirsi dal veterinario provinciale. Quando gli

animali sono diretti ad altra provincia deve esserne data comunicazione telegrafica al

prefetto della provincia di destinazione ed anche ai prefetti delle province di transito nel

caso che lo spostamento abbia luogo per via ordinaria.

Articolo 95

I provvedimenti sanitari disposti dal sindaco sono revocati, con le modalità stabilite dal 1º

comma dell'art. 16 del presente regolamento, trascorsi 30 giorni dall'esito dell'ultimo caso

di malattia oppure quando gli animali sono stati macellati.

Articolo 96

Il prefetto può ordinare il trattamento immunizzante degli ovini sani esposti a pericolo di

contaminazione.

È vietata la vaiolizzazione con virus integrale.

CAPO VII

AGALASSIA CONTAGIOSA DEGLI OVINI E DEI CAPRINI

Articolo 97

Nei casi di agalassia contagiosa degli ovini e dei caprini sono applicabili, di massima, le

disposizioni contenute nel precedente Capo, tenendo presente quanto segue:

a) il latte degli animali ammalati non può essere comunque utilizzato;

b) il permesso di spostamento è concesso dal prefetto con le norme degli articoli 14 e 15

del presente regolamento;

c) i trattamenti immunizzanti possono essere ordinati dal prefetto per gli animali esposti a

pericolo di contaminazione.

Articolo 98

Nei casi di affezioni influenzali degli equini il sindaco, oltre alle misure previste dall'art. 10

del presente regolamento, può disporre temporaneamente la sospensione della monta

pubblica equina nell'ambito della zona infetta qualora sia stata dichiarata.

Il prefetto, ai sensi dell'art. 13 del presente regolamento, può dichiarare la zona di

protezione ed ordinare, tra gli altri provvedimenti:

a) la sospensione dei mercati, delle rassegne, fiere ed esposizioni di equini;

b) la sospensione della monta pubblica equina;

c) la disinfezione periodica delle stalle di sosta.

I provvedimenti sanitari disposti dal sindaco sono revocati, con le modalità stabilite dal 1º

comma dell'art. 16 del presente regolamento, trascorsi 15 giorni dall'esito dell'ultimo caso

di malattia.

Dei provvedimenti adottati e della loro revoca deve essere data comunicazione alle

autorità militari interessate ed al Deposito cavalli stalloni della circoscrizione (1).

(1) Ora, Istituti Incremento Ippico, ex d.p.r. 22 settembre 1955, n. 1298

CAPO IX

ANEMIA INFETTIVA DEGLI EQUINI

Articolo 99

Nei casi di anemia infettiva degli equini il sindaco emana le ordinanze previste dall'art. 10

e, se del caso, dall'art. 11 del presente regolamento includendovi anche i seguenti

provvedimenti:

a) isolamento degli equini con sintomi manifesti di malattia e con esito positivo degli

accertamenti di laboratorio. Detti animali devono essere contrassegnati con marchio a

fuoco, portante le lettere A.I., sullo zoccolo anteriore destro;

b) osservazione, per la durata di almeno un anno, degli equini sospetti che devono essere

sottoposti periodicamente ad indagini diagnostiche;

c) disinfezioni ripetute delle scuderie e distruzione degli insetti ematofagi;

d) divieto di introdurre qualsiasi equino proveniente da allevamenti indenni nelle scuderie

adibite all'isolamento degli animali infetti.

Gli equini isolati di cui alla lettera a) possono essere adibiti al lavoro entro i limiti

dell'azienda agricola, ma non alla riproduzione. Il loro spostamento a scopo di

macellazione è soggetto ad autorizzazione del prefetto a norma degli articoli 14 e 15 del

presente regolamento.

Articolo 100

I provvedimenti sanitari disposti dal sindaco sono revocati, con le modalità stabilite dal 1º

comma dell'art. 16 del presente regolamento, quando tutti gli equini ammalati sottoposti ad

isolamento sono morti o sono stati abbattuti e quando i sospetti, trascorso almeno un

anno, non manifestano segni apparenti di malattia.

Dei provvedimenti adottati e della loro revoca deve essere data comunicazione all'autorità

militare interessata ed al Deposito cavalli stalloni (1) della circoscrizione.

(1) Ora, Istituti Incremento Ippico, ex d.p.r. 22 settembre 1955, n. 1298.

CAPO X

INFLUENZA DEI BOVINI

Articolo 101

Nei casi di influenza dei bovini il sindaco dispone il sequestro delle stalle infette secondo le

modalità previste dall'art. 10 del presente regolamento.

Il provvedimento è revocato, con le modalità stabilite dal 1º comma dell'art. 16 del

presente regolamento, trascorsi 15 giorni dall'esito dell'ultimo caso di malattia.

CAPO XI

TUBERCOLOSI

Articolo 102

Pervenuta la denuncia di un caso di tubercolosi bovina, il sindaco dispone le indagini

cliniche da parte del veterinario comunale, integrate dalle prove allergiche e, se del caso,

dalle prove di laboratorio intese a rilevare l'esistenza, la forma e la diffusione della malattia

nell'allevamento.

Nei riguardi dei bovini affetti da tubercolosi il sindaco, in conformità del disposto

dell'articolo 10 del presente regolamento, prescrive i seguenti provvedimenti:

a) isolamento e sequestro in separato ricovero o almeno in un idoneo posto della stalla

comune, sino ad avvenuta macellazione, con divieto di usare abbeveratoi adibiti per gli

altri animali;

b) marcatura all'orecchio destro consistente nell'asportazione con apposita tenaglia di un

lembo di padiglione a forma di T, iscritto in un quadrato avente il lato di cm 2,8 con l'asta

disposta normalmente al margine inferiore del padiglione medesimo;

c) disinfezione periodica della stalla e particolarmente delle poste occupate dagli animali

infetti;

d) divieto di utilizzare il latte per l'alimentazione umana, nel caso in cui si tratti di

tubercolosi clinicamente manifesta. Tale prodotto può essere utilizzato per gli animali

dell'allevamento purché bollito o comunque risanato;

e) divieto di monta.

I bovini che hanno presentato reazione negativa alla tubercolina sono sottoposti a periodici

controlli allo scopo di accertare l'eventuale comparsa di nuovi casi di infezione e di

permettere l'applicazione delle misure sopra indicate nei riguardi degli animali colpiti.

Sono vietati i trattamenti immunizzanti contro la tubercolosi.

I provvedimenti suindicati sono applicabili anche quando il sospetto dell'esistenza della

tubercolosi in una stalla viene segnalato da un veterinario, sulla base della prova

tubercolinica o delle prove di laboratorio o dell'esame clinico o dell'esame

anatomopatologico effettuato su animali vivi, macellati o morti provenienti da detta stalla

(1).

(1) Articolo così sostituito dall'art. 8, l. 31 marzo 1976, n. 124.

Articolo 103

La prova diagnostica della tubercolina è obbligatoria, oltre che per gli animali lattiferi nei

casi contemplati dalle disposizioni vigenti, anche per i tori destinati alla monta pubblica e

privata - esclusi quelli allevati allo stato brado - all'atto della prima approvazione ed in

seguito ogni anno. L'esecuzione di detta prova può essere procrastinata di un anno dalla

prima approvazione qualora i tori provengano da allevamenti dichiarati indenni da

tubercolosi.

Dalla monta pubblica e privata sono esclusi i tori per i quali l'esito dell'anzidetta prova è

stato positivo. Essi devono essere marcati all'orecchio destro nel modo previsto dal

precedente articolo 102, lettera b) (1).

I tori adibiti alla fecondazione artificiale devono, in ogni caso, presentare reazione negativa

alla tubercolina.

(1) L'attuale comma secondo così sostituisce gli originari commi secondo e terzo per

effetto dell'art. 9, l. 31 marzo 1976, n. 124.

Articolo 104

Nei casi di tubercolosi degli animali di altre specie si adottano, in quanto applicabili, le

misure indicate nel precedente articolo 102.

I cani, i gatti, le scimmie e gli psittaci riconosciuti affetti da tubercolosi devono, con

provvedimento del sindaco, essere soppressi, ed i locali e gli oggetti che possono essere

stati contaminati, accuratamente disinfettati (1).

(1) Articolo così sostituito dall'art. 10, l. 31 marzo 1976, n. 124.

CAPO XII

BRUCELLOSI

Articolo 105

Ai fini dell'obbligo della denuncia, sono da considerarsi sospetti di brucellosi i casi di

aborto e di ritenzione placentare. La diagnosi deve essere convalidata da esami di

laboratorio o da prove allergiche che, in caso di esito positivo, devono essere estese a tutti

gli animali recettivi del gruppo (1).

(1) Articolo così sostituito dall'art. 31, l. 30 aprile 1976, n. 397.

Articolo 106

Nei casi di brucellosi dei bovini e dei bufalini, il sindaco, in conformità del disposto dell'art.

10 del presente regolamento, dispone i seguenti provvedimenti:

a) isolamento e sequestro degli animali infetti;

b) distruzione dei feti e degli invogli fetali;

c) ripetute disinfezioni dei ricoveri e particolarmente della posta dell'animale dopo ogni

parto o aborto;

d) divieto, giusta le disposizioni vigenti in materia di destinare al consumo diretto il latte

proveniente dai soggetti infetti se non previamente bollito o comunque risanato con la

pasteurizzazione o altro idoneo mezzo;

e) divieto di monta delle bovine delle stalle infette con tori di allevamenti sani o di

pubbliche stazioni di monta e, occorrendo, conseguente applicazione della fecondazione

artificiale;

f) divieto di spargere nei terreni le deiezioni solide e liquide se non siano trascorsi 30 giorni

dalla loro raccolta nelle concimaie.

Articolo 107

Nei riguardi degli ovini e dei caprini il sindaco, oltre ai provvedimenti previsti dal

precedente articolo ed in quanto applicabili, prescrive:

a) l'identificazione degli animali infetti mediante adatte prove diagnostiche da praticarsi su

tutto il gregge;

b) isolamento degli animali infetti e sequestro degli animali recettivi presenti nel focolaio di

infezione (1);

c) il divieto dell'ammissione al consumo dei latticini, anche se confezionati prima

dell'accertamento della malattia, se non preparati con latte risanato o che non abbiano

subìto la stagionatura per un periodo di 75 giorni.

(1) Lettera così sostituita dall'art. 31, l. 30 aprile 1976, n. 397.

Articolo 108

Nei casi di brucellosi dei suini si adottano, in quanto applicabili, le misure indicate nel

precedente art. 106.

Articolo 109

Gli accertamenti diagnostici di cui al 2º comma del precedente art. 105 sono obbligatori

nei riproduttori maschi della specie bovina, bufalina, ovina e caprina destinati alla monta

pubblica ed alla fecondazione artificiale all'atto della prima approvazione ed in seguito ogni

anno.

Il prefetto inoltre può renderli obbligatori:

a) per le greggi transumanti o al pascolo vagante;

b) per i caprini adibiti alla produzione del latte compresi i riproduttori maschi.

Nei riguardi dei soggetti che reagiscono positivamente e di quelli con essi conviventi si

applicano le misure previste dal precedente articolo 107 (1).

(1) Comma così sostituito dall'art. 31, l. 30 aprile 1976, n. 397.

Articolo 110

I provvedimenti sanitari disposti dal sindaco sono revocati, con le modalità stabilite dal

primo comma dell'articolo 16 del presente regolamento, quando:

a) gli animali infetti sono stati abbattuti salvo che trattandosi di pecore, non ne sia stata

accertata la guarigione nel modo previsto alla successiva lettera b);

b) gli animali eventualmente rimasti nel focolaio, dopo l'abbattimento dei capi infetti non

hanno manifestato sintomi clinici riferibili a brucellosi da almeno sei settimane e hanno

presentato reazione negativa a due esami sierologici o allergici effettuati a intervallo di

almeno sei settimane l'uno dall'altro.

Tuttavia tali esami non sono richiesti per:

1) gli animali non vaccinati che si trovano in età prepubere;

2) gli animali vaccinati in età prepubere, sempreché non sia trascorso dalla vaccinazione il

tempo necessario per ottenere risultati attendibili dagli esami stessi (1).

(1) Articolo così sostituito dall'art. 31, l. 30 aprile 1976, n. 397.

Articolo 111

La vaccinazione dei bovini di età superiore a sei mesi deve essere autorizzara dalle

competenti autorità sanitarie. I bovini vaccinati devono essere contrassegnati secondo le

istruzioni all'uopo impartite dal Ministero della sanità (1).

Nelle zone normalmente indenni da brucellosi l'applicazione dei trattamenti immunizzanti è

subordinata ad autorizzazione del prefetto.

Negli allevamenti infetti il prefetto può rendere obbligatoria l'esecuzione dei trattamenti

immunizzanti e terapeutici.

(1) Comma aggiunto dall'art. 11, l. 31 marzo 1976, n. 124.

Articolo 112

I provvedimenti profilattici previsti nel presente Capo trovano applicazione anche quando

l'infezione viene rivelata da casi di brucellosi umana.

CAPO XIII

MASTITE CATARRALE CONTAGIOSA DEI BOVINI

Articolo 113

Denunciato un caso di mastite catarrale contagiosa dei bovini, il sindaco in conformità del

disposto dell'art. 10 del presente regolamento, prescrive:

a) l'esame clinico delle bovine esistenti nella stalla per quanto attiene alle condizioni

sanitarie e funzionali delle mammelle, integrato, se del caso, da esami di laboratorio;

b) la separazione delle bovine ammalate sino a guarigione accertata e particolari cautele

da adottarsi per la mungitura;

c) il divieto di utilizzare il latte proveniente da animali infetti sia per l'alimentazione umana,

giusta le disposizioni vigenti in materia, sia per l'allattamento dei vitelli;

d) l'obbligo di cura delle bovine ammalate appartenenti a vaccherie autorizzate alla

produzione del latte destinato incondizionatamente al consumo diretto.

CAPO XIV

CARBONCHIO EMATICO

Articolo 114

Nei casi di denuncia di carbonchio ematico il sindaco dispone l'immediato intervento del

veterinario comunale per l'accertamento della diagnosi, per l'esecuzione dei trattamento

immunizzanti degli animali ammalati e di quelli esposti al contagio e per l'applicazione

delle altre misure previste dal presente regolamento.

Il sindaco emana le ordinanze di cui all'articolo 10 e, se del caso, all'art. 11 del presente

regolamento, includendovi anche i provvedimenti diretti:

a) a vietare l'utilizzazione del latte degli animali ammalati o sospetti;

b) a consentire lo spostamento, nei limiti della zona infetta, degli animali recettivi

apparentemente sani quando per la permanenza nel focolaio corrono pericolo di

contaminazione;

c) ad attuare nel luogo infetto la lotta contro le mosche.

Articolo 115

È vietata la macellazione degli animali ammalati o sospetti di carbonchio ematico nonché

l'esecuzione su di essi di operazioni cruente.

Il sindaco, su parere favorevole del veterinario comunale, può consentire la macellazione

degli animali sani appartenenti a stalla o pascolo in cui si è manifestato il carbonchio

ematico quando sono trascorsi non meno di 40 giorni dall'ultimo caso e purché siano state

eseguite le prescritte disinfezioni.

Articolo 116

È vietato lo scuoiamento degli animali morti per carbonchio che devono essere distrutti

integralmente in appositi impianti ovvero trattati ai sensi dell'art. 10, lettera e), del presente

regolamento.

La paglia, i foraggi ed ogni altro materiale inquinato devono essere distrutti mediante

combustione.

Il trasporto delle spoglie degli animali carbonchiosi è effettuato con l'osservanza delle

norme previste dall'art. 40 del presente regolamento comunale.

Articolo 117

Il permesso di spostamento dalle zone infette o di protezione è accordato dal prefetto con

le norme degli articoli 14 e 15 del presente regolamento, soltanto per gli animali che non

presentano sintomi sospetti d'infezione quando, per la permanenza in dette zone, sono da

ritenersi esposti al pericolo d'infezione.

Articolo 118

I provvedimenti sanitari disposti dal sindaco sono revocati con le modalità stabilite dal

primo comma dell'articolo 16 del presente regolamento, quando sono trascorsi quindici

giorni dalla constatazione dell'ultimo caso di malattia (1).

(1) Articolo così sostituito dall'art. 32, l. 30 aprile 1976, n. 397.

Articolo 119

Il prefetto può ordinare i trattamenti immunizzanti degli animali esposti a pericolo di

contaminazione o anche rendere obbligatori i trattamenti stessi a scopo profilattico in tutto

o in parte del territorio provinciale.

CAPO XV

CARBONCHIO SINTOMATICO

Articolo 120

Nei casi di carbonchio sintomatico, si adottano, in quanto applicabili, le disposizioni

contenute nel Capo precedente.

Le pelli degli animali colpiti da carbonchio sintomatico possono utilizzarsi dopo essere

state sottoposte ad un trattamento disinfettante di riconosciuta efficacia.

CAPO XVI

GASTRO-ENTEROTOSSIEMIE

Articolo 121

Sono applicabili per le gastro-enterotossiemie delle varie specie animali le disposizioni

previste per il carbonchio sintomatico.

CAPO XVII

SALMONELLOSI

Articolo 122

Nei casi di salmonellosi degli animali il sindaco adotta, in tutto o in parte, i provvedimenti

seguenti in conformità del disposto dell'art. 10 del presente regolamento:

a) isolamento e sequestro degli animali infetti;

b) accurate disinfezioni delle stalle e particolarmente delle poste occupate digli animali

infetti, distruzione dei feti e degli invogli fetali ed idoneo trattamento delle deiezioni;

c) rigorose norme igieniche per l'alimentazione, il governo e la mungitura degli animali;

d) divieto di monta degli animali infetti;

e) divieto di consumo del latte prodotto dagli animali infetti se non previamente risanato

secondo le istruzioni da impartirsi di volta in volta.

Il sequestro è tolto, di norma, dopo la guarigione dell'animale ammalato, ma può essere

mantenuto sino alla macellazione nel caso che l'animale risulti eliminatore di salmonelle

patogene per l'uomo. Il sindaco deve segnalare tempestivamente al direttore del macello

di destinazione l'inoltro degli animali infetti.

Articolo 123

Le carni dei conigli, le carni e le uova dei volatili affetti da salmonellosi devono essere

distrutte ai sensi dell'art. 10, lettera f), del presente regolamento.

Per la metasalmonellosi (tifosi aviare e pullorosi) valgono le disposizioni indicate per le

malattie del pollame nel successivo Capo XXVIII.

CAPO XVIII

PASTEURELLOSI

Articolo 124

Per i casi di pasteurellosi dei bovini, dei bufalini, degli ovini e dei suini sono applicabili per

quanto del caso, le disposizioni stabilite per il carbonchio ematico.

Le pelli degli animali colpiti da pasteurellosi possono essere utilizzate dopo essere state

sottoposte ad un trattamento disinfettante di riconosciuta efficacia.

L'impiego di colture virulente o di materiale patogeno nella pratica del trattamento

immunizzante contro la pasteurellosi bufalina deve aver luogo contemporaneamente entro

uno stesso comprensorio e previo allontanamento degli altri animali recettivi.

Per il colera aviare valgono le disposizioni indicate per le malattie del pollame nel

successivo Capo XXVIII.

CAPO XIX

MAL ROSSINO

Articolo 125

Accertata l'esistenza del mal rossino, il sindaco dispone per l'applicazione dei

provvedimenti previsti dall'art. 10 e, se del caso, dall'art. 11 del presente regolamento.

Il sindaco su richiesta degli interessati ed in seguito a parere favorevole del veterinario

comunale, può autorizzare la macellazione dei suini che non presentano sintomi di

infezione in atto. L'abbattimento può essere consentito sul posto o anche nel macello dello

stesso comune purché il trasporto degli animali possa effettuarsi con le necessarie

cautele.

Gli animali morti nonché i visceri, le carni ed i grassi dichiarati non commestibili sono

trattati a norma dell'art. 10, lettera e), del presente regolamento.

Articolo 126

I provvedimenti sanitari disposti dal sindaco sono revocati, con le modalità stabilite dal 1º

comma dell'art. 16 del presente regolamento, trascorsi 10 giorni dall'esito dell'ultimo caso

di malattia oppure quando tutti gli animali sono stati macellati.

Articolo 127

Nei focolai in atto e nelle zone dove il mal rossino decorre in forma enzootica il prefetto

può rendere obbligatori i trattamenti immunizzanti.

CAPO XX

MORVA

Articolo 128

Denunciato un caso anche sospetto di morva il veterinario comunale esegue

immediatamente i necessari accertamenti diagnostici e ne riferisce i risultati al veterinario

provinciale. Contemporaneamente indaga sull'origine dell'infezione e sui rapporti che gli

equini infetti o sospetti possono aver contratto con altri equini, identifica i luoghi dove

hanno sostato o sono stati ricoverati e gli oggetti con i quali sono venuti a contatto.

Articolo 129

In base agli accertamenti del veterinario comunale, il sindaco emana le ordinanze di cui

all'art. 10 e, se del caso, all'art. 11 del presente regolamento ed ordina l'esecuzione delle

prove diagnostiche su tutti gli equini sospetti di contaminazione.

Gli equini riconosciuti infetti devono essere abbattuti.

Nei casi in cui per la diagnosi si ricorre alla prova allergica si considerano come morvosi

gli animali con reazione nettamente positiva. Nei casi invece di reazione dubbia, la prova

deve essere ripetuta a conveniente distanza di tempo sino a quando non è possibile

escludere o ammettere l'esistenza della morva.

Durante detto periodo gli animali sospetti devono essere tenuti sotto vigilanza sanitaria.

È vietato lo scuoiamento degli animali morti che devono essere trattati a norma dell'art. 10,

lettera e), del presente regolamento.

Articolo 130

Il veterinario provinciale, controllati i risultati delle indagini e degli accertamenti diagnostici

indicati nei precedenti articoli ed i provvedimenti del sindaco, ne riferisce al prefetto con

l'indicazione del valore da attribuire agli equini riconosciuti morvosi in base alla gravità ed

allo stadio della malattia e tenendo specialmente conto dell'utile economico che l'animale

potrebbe ancora dare al proprietario se non fosse effettuato l'abbattimento.

II prefetto provvede all'emanazione del decreto di abbattimento e determina la misura

dell'indennità prevista dal disposto dell'art. 265 del testo unico delle leggi sanitarie,

approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265.

Articolo 131

Il prefetto può ordinare di sottoporre ad esame clinico e ad accertamento diagnostico gli

equini delle zone nelle quali si sospetta che la malattia possa essersi comunque diffusa.

Articolo 132

Non possono essere adibiti alla produzione di sieri e di preparati biologici in genere gli

equini che non sono stati sottoposti preventivamente, con esito favorevole, alle prove

diagnostiche per la morva, da ripetere ogni 6 mesi.

Il risultato di dette prove, da eseguirsi dai veterinari che a nonna delle disposizioni vigenti

esercitano la sorveglianza sugli animali degli istituti produttori, deve essere comunicato al

veterinario provinciale.

La prova diagnostica della malleina è obbligatoria ogni anno anche per i cavalli e gli asini

stalloni adibiti alla monta pubblica ed alla fecondazione artificiale.

Articolo 133

I provvedimenti sanitari disposti dal sindaco sono revocati, con le modalità stabilite dal 1º

comma dell'art. 16 del presente regolamento, quando l'esito di due prove diagnostiche,

eseguite a distanza di almeno 40 giorni l'una dall'altra, risulta negativo per tutti gli equini

della scuderia o dell'allevamento dove si sono manifestati casi di morva.

Articolo 134

Il prefetto informa l'autorità militare interessata e la direzione del Deposito cavalli stalloni

(1) della circoscrizione sulla manifestazione dei casi di morva nonché sulla cessazione di

essi.

(1) Ora, Istituti Incremento Ippico, ex d.p.r. 22 settembre 1955, n. 1298.

CAPO XXI

FARCINO CRIPTOCOCCICO

Articolo 135

Nei casi di farcino criptococcico il sindaco ordina, in conformità del disposto dell'art. 10 del

presente regolamento, l'isolamento degli animali ammalati ed il loro malleinamento al fine

di escludere l'infezione morvosa.

Durante il periodo di isolamento e sino a guarigione accertata dal veterinario comunale, gli

animali possono essere adibiti al lavoro da soli, ed a condizione che siano sottoposti a

cura, che non vengano condotti a fiere e mercati, alla monta o ricoverati in pubbliche stalle

ovvero trasportati a mezzo ferrovia, tramvie ed autoveicoli.

Il trattamento terapeutico deve essere comprovato da un'attestazione riasciata al

proprietario dal veterinario curante nella quale devono essere indicati gli estremi della

denuncia del caso all'autorità comunale competente ed il metodo terapeutico adottato.

CAPO XXII

MORBO COITALE MALIGNO

Articolo 136

Il sindaco, ricevuta la denuncia di un caso anche sospetto di morbo coitale maligno,

dispone l'immediato intervento del veterinario comunale per l'accertamento clinico e

sierologico della malattia; inoltre, a complemento dei provvedimenti di cui all'art. 10 del

presente regolamento, prescrive:

a) la visita clinica, ed eventualmente l'esame sierologico, degli equini da riproduzione che,

negli ultimi 12 mesi, possono avere avuto contatti sessuali con soggetti ammalati;

b) il divieto di monta per gli stalloni, le cavalle e le asine ammalate o sospette di malattia;

c) la cura, sotto il controllo del veterinario comunale, dei soggetti ammalati e la loro

marcatura da praticarsi sullo zoccolo anteriore destro con marchio a fuoco portante la sigla

M.C.M. Sono esclusi dall'obbligo della cura e della marcatura i soggetti che i proprietari

preferiscono sottoporre alla castrazione o abbattere.

Durante il trattamento terapeutico è vietato il trasferimento in altri comuni degli equini

ammalati. Detto trasferimento può essere autorizzato dal prefetto con le norme degli

articoli 14 e 15 del presente regolamento.

I provvedimenti sopra indicati possono essere revocati:

a) per gli stalloni, le cavalle e le asine ammalati che, ad un anno di distanza dall'inizio della

cura, risultano guariti all'esame clinico e sierologico;

b) per gli stalloni, le cavalle e le asine che hanno presentato sintomi sospetti di malattia,

quando tre successive prove sierologiche, da ripetersi a conveniente distanza di tempo,

hanno dato risultato nettamente negativo;

c) per gli stalloni, le cavalle e le asine sospetti di contaminazione, quando l'infezione è

risultata inesistente nei soggetti con i quali avevano avuto contatti sessuali ovvero quando,

pur non avendo avuto detti contatti, non hanno presentato alcuna manifestazione della

malattia per il periodo di mesi 6 e purché la prova sierologica, eseguita per 3 volte durante

detto periodo, abbia dato risultato negativo.

Articolo 137

Il prefetto, allo scopo di prevenire la diffusione della malattia, può, ai sensi dell'art. 13 del

presente regolamento, fissare i limiti della zona di protezione e disporre:

a) l'esame clinico e, se del caso, anche quello sierologico di tutti gli equini da riproduzione;

b) il divieto di monta per i riproduttori che non vengono sottoposti a trattamento

chemioterapico.

Dei provvedimenti ordinati rispettivamente dal sindaco e dal prefetto e della loro revoca

deve essere data comunicazione al Deposito cavalli stalloni (1) della circoscrizione.

(1) Ora, Istituti Incremento Ippico, ex d.p.r. 22 settembre 1955, n. 1298.

CAPO XXIII

TRICOMONIASI DEI BOVINI

Articolo 138

Ai fini dell'obbligo della denuncia sono da considerare sospetti di tricomoniasi i casi di

ripetuti e frequenti ritorni di calore, di aborti precoci e di processi infiammatori a carico

degli organi genitali nei riproduttori.

In attesa delle istruzioni del veterinario comunale la monta dei bovini sospetti deve essere

sospesa.

Accertata la tricomoniasi dal veterinario comunale, il sindaco dispone, oltre a quelli previsti

dall'art. 10 del presente regolamento ed in quanto applicabili, i seguenti provvedimenti:

a) controllo dei registri di monta;

b) esame clinico di tutti i bovini da riproduzione delle zone ritenute infette, integrato, se del

caso, da prove sperimentali;

c) esclusione dalla monta degli animali ammalati sino a guarigione accertata;

d) divieto di monta delle bovine di stalle infette con tori di allevamenti sani o di pubbliche

stazioni di monta ed applicazione, ove possibile, della fecondazione artificiale;

e) obbligo della cura degli animali ammalati sotto il controllo del veterinario comunale;

f) divieto di fare pascolare bovini da riproduzione di gruppi ammalati con quelli di gruppi

sani;

g) distruzione del materiale espulso con gli aborti e disinfezione dei locali.

Articolo 139

Il prefetto può sospendere il funzionamento delle stazioni di monta pubblica ed ordinare

l'applicazione temporanea della fecondazione artificiale per evitare la diffusione della

malattia.

Articolo 140

Le indagini diagnostiche per la tricomoniasi nei tori destinati alla monta pubblica ed alla

fecondazione artificiale sono obbligatorie, oltre che nei casi di sospetto di malattia, all'atto

della prima approvazione ed in seguito una volta all'anno per quelli adibiti alla monta

pubblica.

Dalla monta pubblica e dalla fecondazione artificiale sono esclusi i tori riconosciuti infetti.

Articolo 141

I provvedimenti di cui ai precedenti articoli 138 e 139 devono essere notificati agli uffici enti

ed organizzazioni agrarie interessate.

CAPO XXIV

RICKETTSIOSI (FEBBRE Q)

Articolo 142

Accertati casi di febbre Q nell'uomo, il sindaco, ai sensi dell'art. 10 del presente

regolamento, adotta in tutto o in parte, i seguenti provvedimenti nei riguardi degli animali

che direttamente o indirettamente hanno avuto contatto con le persone ammalate:

a) identificazione dei soggetti infetti mediante prove sierologiche o allergiche;

b) isolamento degli animali che dagli accertamenti risultano infetti;

c) distruzione dei feti e degli invogli fetali;

d) accurate disinfezioni dei ricoveri;

e) divieto di destinare all'alimentazione umana ed all'allattamento degli animali il latte

proveniente dai soggetti infetti, se non previo trattamento risanatore;

f) divieto dell'ammissione al consumo dei latticini, anche se confezionati primi

dell'accertamento della malattia, se non preparati con latte risanato o sottoposti a

stagionatura per almeno 30 giorni;

g) isolamento e cura oppure uccisione dei cani infetti;

h) trattamenti idonei per la lotta contro le zecche o altri vettori della malattia riscontrati

nelle località infette.

Articolo 143

I provvedimenti sanitari disposti dal sindaco sono revocati, con le modalità stabilite dal

primo comma dell'art. 16 del presente regolamento, quando successivi esami sierologici o

allergici, da ripetersi a conveniente intervallo dagli ultimi risultati negativi, comprovano

l'avvenuta estinzione della malattia.

CAPO XXV

DISTOMATOSI DEI RUMINANTI

Articolo 144

L'obbligo della denuncia della distomatosi è limitato ai casi di infestazione a carattere

enzootico.

Nelle province nelle quali la distomatosi assume notevole diffusione i prefetti - previa

autorizzazione dell'Alto Commissario per l'igiene e la sanità pubblica - possono

organizzare la lotta contro detta infestazione.

In tali casi devono disporsi, in tutto o in parte, i seguenti provvedimenti:

a) accertamento della malattia negli allevamenti sospetti;

b) trattamenti disinfestanti degli animali;

c) divieto di condurre gli animali degli allevamenti infetti su pascoli di uso pubblico;

d) trattamento dei pascoli infestati allo scopo di conseguire la distruzione degli ospiti

intermedi del parassita;

e) divieto di spargere sui terreni letame prodotto da animali infestati se non

opportunamente trattato.

CAPO XXVI

STRONGLIOSI POLMONARE ED INTESTINALE DEI RUMINANTI

Articolo 145

Per detta infestazione si adottano, in quanto applicabili, le disposizioni contenute nel Capo

precedente.

CAPO XXVII

ROGNA

Articolo 146

Nei casi di rogna degli equini, dei bovini, dei bufalini, degli ovini e dei caprini il veterinario

comunale svolge le indagini necessarie a identificare:

a) gli animali che, per contatto diretto o indiretto con soggetti ammalati, sono da

considerare sospetti d'infestazione;

b) le scuderie, le stalle, gli ovili, i recinti ed ogni altro luogo dove gli animali ammalati

hanno sostato;

c) gli attrezzi e qualsiasi oggetto venuto a contatto con gli animali ammalati.

Articolo 147

In seguito ai risultati delle indagini del veterinario comunale il sindaco, oltre ai

provvedimenti indicati negli articoli 10 e 11 del presente regolamento, ordina:

a) il trattamento acaricida degli animali ammalati nonché di quelli sospetti di malattia o di

contaminazione;

b) la disinfestazione dei ricoveri e degli oggetti di cui alle lettere b) e c) del precedente

articolo;

c) la visita sanitaria degli animali sospetti ogni 15 giorni e sino all'accertata estinzione della

malattia.

Gli animali morti per rogna devono essere trattati ai sensi dell'art. 10, lettera e), del

presente regolamento.

Le pelli, le lane ed i crini possono essere trasportati fuori delle località infette dopo subito

idoneo trattamento acaricida.

Articolo 148

I provvedimenti sanitari disposti dal sindaco sono revocati, con le modalità stabilite dal 1º

comma dell'art. 16 del presente regolamento, trascorsi 30 giorni dall'esito dell'ultimo caso

di malattia oppure quando gli animali sono stati macellati.

Articolo 149

Qualora la rogna assuma notevole diffusione tra i cani ed i gatti, il sindaco ordina il

trattamento acaricida degli animali colpiti e la cattura di quelli vaganti nelle vie o in altri

luoghi aperti al pubblico.

CAPO XXVIII

MALATTIE DEI POLLI. (COLERA AVIARE, AFFEZIONI PESTOSE, DIFTERO-VAIOLO,

TIFOSI AVIARE, PULLOROSI)

Articolo 150

Accertata l'esistenza del colera aviare, delle affezioni pestose (peste e pseudo-peste), del

diftero-vaiolo, della tifosi aviare, della pullorosi, il sindaco, oltre ai provvedimenti previsti

dagli articoli 10 e 11 del presente regolamento e che siano applicabili alle malattie del

pollame, ordina:

a) l'isolamento dei volatili ammalati o sospetti sempreché non si preferisca ucciderli;

b) la disinfezione dei pollai, dei parchetti e di tutti i luoghi infetti nonché delle gabbie, delle

ceste e di ogni altro oggetto ivi esistente;

c) l'obbligo di tenere in adatti luoghi chiusi o recintati il pollame, i colombi e gli altri volatili

da cortile esistenti nelle immediate vicinanze degli allevamenti infetti.

Articolo 151

Gli allevamenti destinati alla produzione, a scopo di commercio, di materiale avicolo da

riproduzione, devono essere sottoposti all'accertamento per la pullorosi da effettuarsi

secondo norme da stabilirsi dall'Alto Commissariato per l'igiene e la sanità pubblica. Se

l'esito è positivo, l'allevamento è messo sotto sequestro sino al conseguito risanamento.

È vietata la vendita del materiale avicolo da riproduzione proveniente da allevamenti che

non hanno subìto l'accertamento sopra indicato con esito negativo.

Articolo 152

Il prefetto può rendere obbligatori i trattamenti immunizzanti contro le malattie del pollame,

a scopo profilattico. Può altresì disporre il divieto temporaneo di raccolta ambulante dei

volatili e delle uova o particolari restrizioni per il loro commercio.

Articolo 153

I provvedimenti sanitari disposti dal sindaco sono revocati, con le modalità stabilite dal 1º

comma dell'art. 16 del presente regolamento, trascorsi 15 giorni dall'esito dell'ultimo caso

di malattia oppure quando tutti gli animali sono stati uccisi.

CAPO XXIX

MALATTIE DELLE API

Articolo 154

Nei casi di malattie delle api (peste europea, peste americana, nosemiasi ed acariasi) il

sindaco, ricevuta la denuncia, dispone i seguenti provvedimenti:

a) divieto di lasciare a portata delle api il miele, i favi e qualsiasi materiale possibile veicolo

di contagio;

b) divieto di rimuovere, vendere o comunque alienare o di occultare le api, le arnie, gli

attrezzi ed il materiale in genere degli apiari infetti o sospetti;

c) divieto di asportare il miele e la cera se non sottoposti ad appropriata sterilizzazione;

d) chiusura delle arnie vuote;

e) divieto di rinnovare o di immettere nuove famiglie nell'apiario infetto prima che i relativi

impianti siano stati disinfettati.

Sono da considerare sospetti tutti gli apiari situati nel raggio di volo delle api, calcolato in

almeno 3 chilometri dall'apiario infetto.

Articolo 155

A complemento dei provvedimenti indicati nel precedente articolo, nei casi di peste

europea o americana può essere ordinata la distruzione delle famiglie delle arnie infette.

Le api così uccise nonché i favi ed i bugni villici che hanno contenuto covate o resti di

larve devono essere bruciati, i favi privi di covata fusi, le arnie e gli attrezzi disinfettati. Il

terreno circostante deve essere vangato o disinfettato.

Se la malattia è allo stadio iniziale possono essere consentiti opportuni trattamenti curativi.

L'apiario trattato deve essere tenuto in osservazione e sottoposto ad esami di controllo

sino a risanamento accertato.

Articolo 156

Le norme stabilite per le pesti apiarie valgono, in quanto applicabili, per la nosemiasi e per

l'acariasi. Gli apiari infetti o sospetti possono essere sottoposti ad opportuni trattamenti

curativi.

Articolo 157

In casi particolari il prefetto può autorizzare il trasferimento degli alveari dalle località

infette o sospette previo accertamento sanitario.

Articolo 158

Dei provvedimenti sanitari adottati e della loro revoca deve essere data comunicazione

all'Ispettorato provinciale dell'agricoltura e, dove esiste, al Consorzio apistico provinciale.

CAPO XXX

MALATTIE DEI PESCI

Articolo 159

Accertata l'esistenza della plerocercosi e della missoboliasi, deve provvedersi alla

distruzione dei pesci infestati ed all'applicazione delle norme igieniche atte ad impedire la

diffusione di dette malattie.

Le attività attinenti alla piscicoltura industriale ed agricola sono soggette al controllo

veterinario.

TITOLO III

DISPOSIZIONI GENERALI E FINALI

Articolo 160

Qualsiasi provvedimento di polizia veterinaria di competenza dell'autorità comunale, anche

se non esplicitamente previsto dalle disposizioni del presente regolamento, deve essere

adottato dal sindaco sentito il veterinario comunale. Quando trattasi di provvedimenti che

riguardano la salute dell'uomo e l'igiene generale il sindaco deve sentire anche l'ufficiale

sanitario.

Articolo 161

Il sindaco, oltre a quanto prescritto dal presente regolamento, deve trasmettere al prefetto

periodici bollettini e prospetti riassuntivi sull'andamento delle malattie infettive o diffusive

degli animali, compilati a norma delle istruzioni commissariali.

I prefetti trasmettono all'Alto Commissariato per l'igiene e la sanità pubblica, secondo le

relative istruzioni, i bollettini ed i prospetti riassuntivi dello stato sanitario del bestiame di

ciascuna provincia. Gli Uffici veterinari di confine, di porto e di aeroporto inviano il riepilogo

dei dati relativi agli animali, ai prodotti ed agli avanzi animali visitati in ciascun mese,

all'Alto Commissariato per l'igiene e la sanità pubblica e, per conoscenza, al prefetto.

Articolo 162

Con decreto dell'Alto Commissariato per l'igiene e la sanità pubblica di concerto con il

Ministro per il tesoro e, per quanto riguarda i servizi di confine, di porto e di aeroporto, con

quello per le finanze, verranno emanate le disposizioni inerenti al pagamento delle

indennità spettanti ai veterinari di Stato per gli accertamenti previsti dal presente

regolamento ed eseguiti nell'esclusivo interesse dei privati.

Articolo 163

Le infrazioni alle disposizioni del presente regolamento sono soggette alla pena stabilita

dall'art. 358 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio

1934, n. 1265 (1).

(1) Vedi, ora, art. 5, secondo comma, l. 23 gennaio 1968, n. 34.

Articolo 164

Sono abrogati il regolamento di polizia veterinaria, di cui al decreto del Ministro dell'interno

6 maggio 1914 e al regio decreto 10 maggio 1914, n. 533, e tutte le ordinanze di polizia

veterinaria relative alla materia contemplata nel presente regolamento, nonché tutte le

altre disposizioni comunque con esso incompatibili.

Articolo 165

Il presente regolamento, salvo quanto disposto al comma seguente, entrerà in vigore tre

mesi dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Gli impianti e gli stabilimenti già esistenti dovranno essere uniformati alle disposizioni

contenute negli artt. 17, 18, 24, 25 e 30, entro il termine di sei mesi dalla pubblicazione

sulla Gazzetta Ufficiale di detto regolamento

 
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